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La passione per il nuoto sincronizzato di Jean-Philippe Jel
Immagini articolo
"Sono una libellula
anche senza chignon"
PATRIZIA GUENZI


Costume rosa, asciugamano rosa, tappanaso rosa. A questo punto vi aspetterete di leggere un racconto tutto al femminile. E invece no. Vi stiamo per raccontare la storia di Jean-Philippe Jel, 42 anni, un metro e ottanta per quasi novanta chili di muscoli, baffi, barba, un sorriso contagioso, un figlio e una compagna che lo appoggiano e tanta voglia di spingersi oltre i limiti. In questo caso quelli che fanno pensare tutti noi che il nuoto sincronizzato sia uno sport da femmine. Niente affatto. E Jean-Philippe l’ha dimostrato diventando il primo uomo in Svizzera (attualmente, perché in passato ce ne sono stati altri) a praticare competizioni di nuoto sincronizzato, iscritto al Losanna Nuoto. "Sì, incredibile ma vero, sono diventato una libellula, nuoto e danzo come una ragazzina anche se non ho lo chignon, il tutu e la loro grazia".
La passione per l’acqua di Jean-Philippe risale alla sua infanzia. "Nuoto da sempre - racconta -. Dentro l’acqua, sopra, sotto... Ho fatto di tutto. È un elemento in cui mi trovo a mio agio". Un elemento che però ha messo a dura prova la sua volontà. "Mai avrei pensato che fosse uno sport così duro - riprende -. Ho fatto calcio, corsa, trail... ma il nuoto sincronizzato richiede potenza, rapidità, fiato, resistenza". Due anni di fatiche, sacrifici e sofferenza per riuscire a danzare come una libellula. Per imparare tutte le figure che prevede la disciplina. Che non fa alcuno sconto allo sportivo maschio. "Le figure sono le stesse, anche se un maschio alcune regole può non rispettarle. Ad esempio, le ragazze devono tutte avere lo chignon, se hanno i capelli corti ne mettono uno posticcio. Per fortuna questo a noi non viene richiesto".  
Tentare con il sincro per Jean-Philippe è stata anche una sfida. Era il 2016 e si trovava a bordo piscina, un giorno come un altro. In vasca delle ragazzine si stavano allenando con le tipiche figure del nuoto sincronizzato. "Non ci ho pensato più di tanto - ricorda Jean-Philippe -. Mi sono alzato in piedi e sono andato verso l’allenatrice. Le ho detto che avrei voluto provare anch’io, imparare e diventare bravo in quella disciplina proprio come quelle ragazzine a cui lei stava insegnanto. La docente mi ha squadrato dalla testa ai piedi e mi ha detto ‘ma chi vuole prendere in giro?’". In realtà poi ne parla in comitato del club di nuoto. E la reazione è netta: niente da fare, cosa vuole quel quarantenne? Mescolarsi con le ragazzine? Non se ne parla proprio. Al limite può prendere lezioni private, "ma a pagamento". E così fa, Jean-Philippe. Se pensavano di scoraggiarlo con così poco si sbagliavano di grosso.
Jean-Philippe si impegna, segue le lezioni regolarmente, ascolta attento i consigli dell’allenatrice. "All’inizio mi sembrava di non saper neanche più nuotare - racconta -. Mi sentivo a disagio, non riuscivo a muovermi, ero pesante, goffo, impacciato nel sollevare anche soltanto una gamba". Ma chi la dura la vince. E così Jean-Philippe ce la fa. Nel giro di due anni ha avuto la consapevolezza di essere davvero riuscito ad imparare completamente questa disciplina. Ma si sa, non si finisce mai di imparare. E Jean-Philippe, uno a cui piace andare oltre, non si è fermato al nuovo. Si è messo in testa di diventare medico e lo scorso settembre si è iscritto alla facoltà di medicina dell’Università di Losanna. Un "vecchio" tra seicento ragazzi, "Non mi disturba, sono troppo preso ad imparare tutti i segreti del corpo umano, l’anatomia, la fisiologia...". E imparare è sempre stato il suo forte. Alle spalle diverse esperienze di studio e lavorative. Figlio unico di un militare e di una assistente sociale, genitori rigidissimi che lo vestivano sempre di scuro, dotato negli studi, ha un master in lettere, in scienze dell’educazione e ha un grado militare (capitano). "Tutto ciò per far contento mio padre", commenta andandosene verso lo spogliatoio, con il suo costume rosa, forse per esorcizzare il nero che l’ha accompagnato per tutta la sua giovinezza.

pguenzi@caffe.ch
12.05.2019


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