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Fotoreportage sulla tratta di esseri umani in Italia
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La storia di Princess
la prostituta "riscattata"
ALESSIO PADUANO DA ASTI


Il Piemonte è una delle regioni italiane con la più alta presenza di ragazze nigeriane costrette a prostituirsi in strada. Ogni ragazza rappresenta per l’organizzazione criminale che la gestisce una fonte di guadagno che oscilla tra i 35mila e i 50mila euro. Un giro d’affari gigantesco e con carattere internazionale, come ha dimostrato un’operazione della polizia italiana che lo scorso anno ha portato all’arresto di 32 persone che operavano per Supreme Eiye Confraternity e Supreme Vikings Confraternity, i principali clan della mafia nigeriana in Italia.
Ad Asti, comune italiano situato nella regione Piemonte che conta poco più di 75mila abitanti, esiste una onlus che si occupa di salvare le ragazze straniere costrette a prostituirsi. Si tratta del Piam (Progetto integrazione accoglienza migranti), un’associazione nata nel 1999 in seguito all’incontro tra Princess Inyang Okokon, ex vittima di tratta, e Alberto Mossino, un uomo italiano che poi diventerà suo marito.
Princess entrò in Italia illegalmente nel 1998 e grazie all’aiuto di un prete e di Alberto riuscì a pagare il debito di 45mila euro con la "madame", denunciare i suoi sfruttatori e chiudere con quella vita. Dal 1999 ad oggi il Piam è riuscito a salvare circa 200 ragazze giunte in Italia con l’illusione di trovare un lavoro e poi finite in strada a vendere il proprio corpo. Da vent’anni Princess e i suoi collaboratori scendono per le strade di Asti cercando di fornire una seconda chance alle ragazze che sono cadute nella trappola della prostituzione.
Il primo approccio è fondamentale. Bisogna avere tatto e cercare di guadagnarsi pian piano la fiducia di ragazze diffidenti e spesso spaventate. "In un primo momento andiamo a distribuire preservativi e materiale informativo - afferma Princess - poi quando le ragazze capiscono che non hanno nulla da temere, cerchiamo di spiegare loro che un futuro diverso è sempre possibile e che possono contare su di noi. Non è un lavoro semplice, ma se ci sono ragazze decise a cambiar vita le accogliamo presso le nostre strutture, le aiutiamo ad ottenere un permesso di soggiorno, forniamo un supporto psicologico e cerchiamo di rendere più semplice il loro inserimento nella società italiana".
Uno degli ostacoli principali per Princess e il suo staff è rappresentato dai rituali voodoo ai quali le ragazze sono sottoposte prima di lasciare la Nigeria, o a volte anche in Italia. Alle ragazze viene fatto credere che se non pagheranno il debito contratto con le loro "madame" moriranno o sarà fatto del male alle loro famiglie. Secondo Alberto Mossino, presidente del Piam, la battaglia si gioca tutta sul piano psicologico: "A differenza delle prostitute che arrivano dai paesi dell’Est, sorvegliate a vista dai loro sfruttatori quando sono in strada, quelle che arrivano dalla Nigeria non subiscono nessun controllo, poiché la paura e l’ansia legate ai rituali juju sono talmente forti, che difficilmente decideranno di scappare".
Le eccezioni però ci sono sempre e basta visitare una delle strutture di accoglienza del Piam per rendersene conto. Gli sguardi di Joy, Marin, Tina, Ireti, Blessing e altre decine di ragazze, un tempo spenti e terrorizzati, oggi trasmettono gioia e fiducia per il futuro grazie a persone come Princess ed Alberto che hanno deciso di dedicare le proprie vite all’aiuto del prossimo.
26.09.2020


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