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È la stagione dei pollini, niente a che vedere col coronavirus
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Naso che cola, tosse...
non è Covid, è allergia
PATRIZIA GUENZI


Nocciolo e ontano. Ma anche pioppo e betulla, salice, platano… L’elenco delle piante allergeniche è lungo e maledetto per chi deve conviverci. E se un tempo sui mesi critici c’era certezza, oggi non è più così. Complice l’inquinamento, l’aumento delle temperature, le stagioni fuori stagione… tutto l’anno è facile incontrare gente che starnutisce in continuazione, che ha gli occhi gonfi e arrossati e la voce roca. Ma niente paura, non è il virulento Covid-19, è un’allergia.
Le malattie allergiche non sono contagiose, eppure sono in costante aumento. Tra le cause, un mix di pollini e polveri fini dovuto all’inquinamento ambientale, per cui i pollini per sopravvivere diventano più aggressivi, e il riscaldamento globale, che provoca stagioni più lunghe, prolungando anche il periodo in cui le persone allergiche lamentano disturbi. Nell’ultimo secolo, la temperatura in Svizzera è cresciuta di 1.3–1.6 gradi, un aumento superiore alla media globale (0.6). Entro il 2050, i climatologi prevendono un incremento delle temperature di 3 gradi in estate e di 2 gradi in inverno. Non solo, le precipitazioni diminuiranno in estate e aumenteranno leggermente in inverno. E ancora, i modelli mostrano che verso la fine del XXI secolo un’estate su due sarà calda e/o secca come quella del 2003. Si prevede dunque oltre a un ulteriore aumento della stagione pollinica e delle quantità di pollini, anche una possibile immigrazione di vegetazione amante del caldo, ovvero piante allergeniche della zona del Mediterraneo. Nuove specie che potranno far aumentare la durata dei sintomi o aumentare il numero degli allergici.
Già oggi si calcola che in Svizzera  circa 1,2 milioni di abitanti debbano fare i conti con un’allergia da polline. Basti pensare che l’infiorescenza di un unico stelo d’erba contiene quattro milioni di granuli. E l’aumento costante dell’incidenza delle patologie respiratorie allergiche degli ultimi decenni coinvolge sia i Paesi industrializzati che quelli in via di sviluppo. Nel mondo tra i 400 e i 500 milioni di individui soffrono di rinite allergica e il 10-20 per cento di loro soffre di disturbi non adeguatamente controllati, malgrado l’utilizzo di medicinali sintomatici. Medicinali - colliri, spray nasali, pastiglie, gocce… - che è sempre meglio concordare nel dettaglio con il proprio medico curante. Soprattutto se si tratta di bambini (vedi sotto).
Questo picco allergenico non stupisce gli esperti. Complici le temperature miti di dicembre e gennaio e la primavera anticipata quest’anno già lo prevedevano più virulento. Anche l’accumulo di polveri sottili, le particelle inquinanti nell’aria, permettono agli allergeni di arrivare in profondità nei polmoni. Difficile prevenire, anche se qualche accorgimento può essere preso. Tra i consigli, oltre a consultare il sito svizzero "pollineallergie" e decidere di conseguenza le attività all’aperto, durante la stagione dei pollini è bene arieggiare brevemente i locali, salvo in caso di pioggia o di finestre provviste di schermi antipolline, lavare i capelli tutte le sere, non stendere la biancheria all’aperto, indossare occhiali da sole, e nel caso di elevate concentrazioni polliniche uscire all’aperto soltanto per brevi istanti.
22.03.2020


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