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Dare un'altra denominazione a una via non è una formalità
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Scelte a senso unico
per i nomi delle strade
ANDREA STERN


Sarà che i poeti dividono. In fin dei conti nessuno ha alzato un dito quando, prima Lugano e poi Mendrisio, hanno intitolato una strada all’ex consigliere di Stato Giuseppe Buffi. Nessuno ha espresso perplessità quando via al Fiume a Pregassona è stata dedicata al medico Giuseppe Maggi. E nessuno ha contestato la scelta di ricordare la sopravvissuta alla Shoah Federica Spitzer con una via a Breganzona. Invece i poeti dividono.
A Giorgio Orelli sono piovute addosso un centinaio di firme ostili. Eugenio Montale fu combattuto addirittura fino al Tribunale cantonale amministrativo. Entrambi i poeti alla fine l’avranno spuntata, ma non prima di aver ravvivato il dibattito sui criteri per l’assegnazione di una strada. È sufficiente che un personaggio si sia distinto nel suo ambito? Che legame deve aver avuto con il territorio? La Confederazione, nelle sue recenti linee guida, precisa che "i nomi di personalità devono essere assegnati con prudenza e parsimonia". Insomma, è preferibile un toponimo. Se proprio si vuole ricordare qualcuno allora "è auspicabile che la persona abbia avuto un legame con tale luogo o che lo stesso abbia avuto una certa importanza nella sua vita". Inoltre si raccomanda "di aspettare almeno cinque anni dopo il decesso della persona prima di intitolarle una via".
Roger Federer non rispecchia nessuno di questi criteri, eppure annovera già una strada a suo nome a Bienne. Giorgio Orelli, spentosi nel 2013 a Bellinzona, avrebbe invece tutte le carte in regola per farsi dedicare l’attuale via Belsoggiorno, la strada dove ha vissuto. Ma chi su quella strada oggi vive non è d’accordo. E così i familiari del compianto poeta hanno chiesto al Municipio di Bellinzona di soprassedere. Pazienza, che resti pure via Belsoggiorno. Ciò non significa però che via Giorgio Orelli non vedrà la luce. Il segretario comunale, Philippe Bernasconi, assicura che il poeta avrà una sua strada. Resta solo da scoprire dove. E, soprattutto, quando.
Non hanno invece suscitato critiche le altre tre riassegnazioni di vie bellinzonesi, all’ex sindaco Athos Gallino, a Lucia Buonvicini e Ada Martinoli. Due donne per far aumentare la scarsa presenza femminile sulle strade. Su tutto il territorio cantonale si contano solo una ventina di donne celebri e una quindicina di sante. Altre mille vie o poco più sono dedicate a uomini mentre la parte del leone continuano a farla i toponimi.
Negli ultimi anni si è inoltre assistito a una diffusione dei nomi dialettali. Ma anche questi non fanno sempre l’unanimità. In Capriasca, ad esempio, è stata contestata la denominazione "A Verlìn" di una strada precedentemente nota come via Santa Liberata. Ma il Comune spiega che in realtà quella strada non aveva nessun nome ufficiale. Erano stati gli abitanti a inventare l’ufficioso "via Santa Liberata", in riferimento al vicino edificio religioso. Al momento di denominare tutte le strade del nuovo Comune sorto dall’aggregazione si è però optato per "A Verlìn".
Contestazioni sono emerse anche a Cureggia, dove l’anno scorso la Città di Lugano ha introdotto un nuovo stradario interamente dialettale. Alcuni residenti svizzero tedeschi si sono lamentati della difficoltà di comunicare e soprattutto far scrivere correttamente i nomi delle strade. Un’altra residente, per protesta, si è spinta fino a rimuovere uno dei cartelli appena posati e consegnarlo in cancelleria comunale.
A Viganello invece sono i Padri Redentoristi ad aver sollevato l’opposizione di una fiduciaria, che preferirebbe continuare a operare su via alla Roggia. Il ricorso presentato contro il cambio del nome non è ancora stato evaso. Michele Codella, presidente del Consiglio parrocchiale di Viganello, è fiducioso. La risposta è attesa in primavera. I Padri Redentoristi riusciranno a far redimere anche i più scettici.
a.s.
23.02.2020


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