Confronto sui divieti del fumo nelle stazioni e all'aperto
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Spazi sempre più stretti
per bionde e 'svapatori'
CLEMENTE MAZZETTA


Si restringono gli spazi per i fumatori. Dopo la proibizione introdotta nel 2007 in Ticino negli esercizi pubblici (bar e ristoranti), seguita dal resto della Svizzera nel 2010, ora è la volta delle stazioni e dei parchi pubblici. Nelle stazioni ferroviarie svizzere a partire dal primo giugno di quest’anno si potrà fumare solo in aree delimitate. La decisione è dell’Unione dei trasporti pubblici (Utp) che ha effettuato una serie di test nelle principali stazioni (Bellinzona compresa). L’obiettivo è migliorare la qualità dell’aria, limitare la sporcizia, i mozziconi per terra e ridurre i costi di pulizia. Il divieto nelle aree gioco è stato discusso in Gran Consiglio con una triplice mozione di Nadia Ghisolfi che chiedeva il divieto in tutte le stazioni di trasporto pubblico e presso le entrate dei locali pubblici.
Cosa che vede contrario Sandro Lombardi, fumatore convinto, che consiglia invece più educazione. Ma la cultura del "verboten", del proibire,  avanza. E sta coinvolgendo anche gli svapatori, che non ci stanno ad essere intruppati fra i fumatori. Anzi, dice Patrizia Cavalli, si condividono i divieti se si "tutela la salute". Non a prescindere.
Intanto in Svezia da quest’anno la proibizione sarà estesa alle aree all’aperto, parchi gioco,  stazioni e ristoranti all’aperto. Spazi sempre più ristretti per chi fuma, insomma.

c.m.


E io dico di no alla tirannia dell’assolutismo
Sandro Lombardi fumatore, ex direttore dell’Aiti (Associazione industriali ticinesi)

Fumare è un fatto privato. Un piacere strettamente personale. Non un fatto di Stato. Capisco tutto: i divieti, le limitazioni, le prescrizioni a tutela della salute. Ma mi permetto di avere un’opinione diversa rispetto a questo assolutismo salutistico che vuole normare tutto della nostra vita. Preciso, non voglio assolutamente mettere in discussione le limitazioni del fumo nei ristoranti, nei locali pubblici, i divieti introdotti in Ticino con una legge una decina d’anni fa.
Sono consapevole della necessità di contrastare il fumo passivo, che è nocivo per chi non fuma. Non contesto affatto l’evidenza scientifica per cui il fumo è di per sé nocivo alla salute delle persone. Però alla cultura dei divieti, delle proibizioni, ritengo dovremmo introdurre la cultura della buona educazione. Del rispetto reciproco. Ma so che l’educazione, la gentilezza non si impone per legge. Però, sempre in base a questo principio di buona educazione, il sottoscritto, che è ancora un buon fumatore, non ha mai fumato negli spazi chiusi. Non fumo in auto. Nemmeno in casa. Fumo all’aperto. Tranquillamente sul terrazzo. Senza dare fastidio a nessuno.
Ora mi si dice che si vuole proibire, in nome della salute collettiva, il fumo negli spazi pubblici, nei giardini, nei parchi. Mi sembra come minimo un eccesso. Mi pare che in queste aree si potrebbe ancora lasciare la libertà ai cittadini di "rovinarsi la vita" fumandosi tranquillamente una sigaretta. O no?
I divieti vanno introdotti per questioni più consistenti, più importanti. Vanno imposti laddove la società nel tempo non è riuscita a darsi regole, laddove è rimasta incivile: ci sono mille esempi in questa società sempre più ignorante dove sarebbe utile mettere dei divieti. Ci sono tante altre cose da fare, prima di contrastare il fumo di una sigaretta all’aperto. Perché i rapporti fra gli uomini devono basarsi sui principi di responsabilità personale, di libertà, di rispetto, non sulle imposizioni.
Però per il principio di buona educazione di cui dicevo, se sarà introdotto il divieto di fumo nelle stazioni, mi adatterò, mio malgrado. Ma mi permetto di non considerarla una scelta di libertà che aiuterà il mondo a stare meglio. Ricordo che in passato nelle tavole rotonde, nelle discussioni fra intellettuali erano ben pochi i protagonisti che non si accendevano in pubblico una sigaretta. La libertà è una cosa importante. Questo salutismo assoluto che ha preso di mira le sigarette, quando sono molteplici le cause che minano la salute, la convivenza civile, mi sembra eccessivo. Il fumo farà anche male alla salute, ma rilassa lo spirito e fa bene alle persone. Almeno a me.


Certe costrizioni vanno bene ma non si esageri
Patrizia Cavalli portavoce Associazione svizzera degli utilizzatori di vaporizzatori  Helvetic Vape

Da un punto di vista generale sarei anche d’accordo ad un divieto di fumo nei parchi gioco e negli spazi all’aperto dedicati specificatamente ai minori. Capisco anche il divieto di fumo nelle terrazze dei ristoranti: anche se si è all’aperto non è "piacevole" sedersi nel tavolo accanto ad un fumatore. Sono invece meno d’accordo per i divieti nelle stazioni. Men che meno nei parchi pubblici. Perché se il principio è quello di evitare il fumo passivo, nelle stazioni c’è lo spazio necessario per allontanarsi da un fumatore. Si possono fare due passi a lato.
È una valutazione che faccio da semplice cittadina, indipendentemente dal mio essere "svapatrice". Perché la tendenza che emerge da questi fatti è comunque quella di aumentare i divieti, le proibizioni. Cosa che rischia di coinvolgere appunto anche noi "svapatori". Come è noto, è stato presentato un disegno di legge sui prodotti del tabacco che intende regolamentare anche i prodotti per lo svapo, definiti "sigarette elettroniche". Questo progetto accomuna lo svapo, compresi i prodotti senza nicotina, ai prodotti con tabacco. Di conseguenza, si intende vietare lo svapo in tutti i luoghi pubblici, compresi i negozi specializzati e i centri di assistenza per smettere di fumare. Gli esercenti di bar e ristoranti non avrebbero più la libertà di scegliere se tollerare o meno lo svapo. Su questo sono in totale dissenso.
Non ha nessun senso estendere il divieto, perché non generiamo fumo passivo. Cosa che non dico io, ma che è un dato assodato, scientifico. Tanto é vero che in Gran Bretagna, negli ospedali c’è il cartello vietato fumare, ma lo "svapo" è consentito sia a pazienti che visitatori.
Al cinema c’è il divieto di svapare perché una nuvola di vapore può disturbare la visione di un film. Lo capisco e va bene. Pure sui treni non si può usare lo svapo. E va bene, visto che il vapore potrebbe essere scambiato dai sensori ottici come fumo. Ma nei bar, nei ristoranti non c’è il divieto, noi non rientriamo sotto la legge del fumo. Sta al gestore consentire o meno l’uso dello svapo. Non c’è pericolo per gli astanti. Lo svapo è privo di tabacco, è senza combustione, non genera monossido di carbonio o catrame; la riduzione dei rischi è stimata pari almeno al 95% da parte delle istituzioni sanitarie britanniche. Anche da noi, recentemente nel centro di sostegno di Olten, nel canton Soletta, è stato avviato un programma di aiuto per smettere di fumare tramite lo svapo.  
Dunque, se non c’è un motivo reale di salute pubblica non ha senso proibire qualcosa. Negli spazi ampi, aperti, qualsiasi divieto mi pare davvero arbitrario.
10.03.2019


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