I consigli per fare ordine della giapponese Marie Kondo
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Solo se ci emoziona
può restare nell'armadio
ROSELINA SALEMI


La casa sembra un magazzino? Non trovate mai niente? I sintomi sono seri. Avete bisogno di un "dottore". Avete bisogno di Marie Kondo, che ha trasformato l’arte di piegare i pigiami in un mestiere di successo. Il libro "Il magico potere del riordino" (2014), pubblicato da Vallardi e seguito da "96 lezioni di felicità", ha venduto milioni di copie, è finito nella classifica dei bestseller del New York Times e l’ha resa la consulente di economia domestica più famosa (e ricca) del pianeta. Adesso ha anche il suo docu-reality su Netflix "Facciamo ordine con Marie Kondo". Che però non è stato accolto dai consueti consensi, forse perché di spettacolare c’è poco…
Aggraziata, esile, determinata, Marie, 33 anni, un marito, due figlie, geneticamente ordinate, le potete conoscere su Instagram, poco anglofona ma non importa (ha un’interprete), entra come un uragano gentile nella casa di Rachel e Kevin, coppia innamorata e un po’ sfinita con due bambini piccoli. I loro armadi traboccano, gli sportelli della cucina neanche si chiudono più, le camerette sono un delirio. Sì, ci vuole proprio lei. Il metodo che ha battezzato con le sue iniziali, KonMari, rovescia alcuni luoghi comuni. Pensate che l’ordine consista nel sistemare tutto in contenitori, cassetti e scatole? Falso. Il primo passo è buttar via. Pensate che basti un’ora al giorno per mantenere una buona organizzazione? Falsissimo. Senza il Grande Riordino (4 settimane) non fate che spostare gli oggetti. Non basta aprire l’armadio e decidere: "Non mi piace più". La domanda è: "Conservare questo vestito mi rende felice?". Bisogna tenere "soltanto ciò che ci emoziona". Non che sia semplice. Marie affronta una vedova che fatica a "lasciar andare" gli oggetti del marito. Aiuta una famiglia che ha traslocato a Los Angeles in una casa più piccola. Dispensa consigli a una coppia che vuole avere figli e deve smetterla con lo stile di vita post-adolescenziale.
Marie Kondo ha studiato sociologia e nella sua formazione hanno influito i cinque anni trascorsi da aiutante in un santuario shintoista, luogo di culto  giapponese caratterizzato da cerimoniali rigidi e da ambienti molto curati. Ma insomma, poche case saranno perfette come un santuario shintoista…
Nel reality, tutti gli interventi hanno un momento cruciale, quando, a volte senza troppa convinzione, tantissima roba finisce nella spazzatura. Grandi sacchi neri e bye bye souvenir, giocattoli, pupazzi, scarpe intatte nella loro scatola (acquisto compulsivo, errore, apparente affare). Il criterio vale anche per le foto di famiglia: valorizzate le migliori (album, cornici) e scartate le altre. Se di alcune cose non riuscite a liberarvi, raccoglietele in una (ma solo una) memory box. Purtroppo, e questo le è valso parecchie critiche, consiglia di eliminare anche i libri ("non leggeremo mai quelli che possediamo e non abbiamo letto, e quelli già letti non ci servono"). Su Facebook, qualcuno si è spinto a definirla una ciarlatana. Forse è tutta invidia, ha guadagnato troppo. Ma il metodo funziona, almeno nelle case americane dello show. A conclusione di una delle puntate, una giovane madre piange di gioia: "Finalmente è tutto in ordine, la famiglia è di nuovo in armonia, tutto ha un senso". Poi è più difficile capire quando Marie Kondo tocca i libri per "svegliarli", cerca il punto giusto per "ringraziare la casa", ha una parola gentile per il calzino che butta via. Per chi non è giapponese, né shintoista forse è troppo.
10.02.2019


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