Come manipolare positivamente le "fantasie" notturne
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I sogni consapevoli
fanno bene alla coppia
ROSELINA SALEMI


Facciamo in media sei sogni per notte, in totale duemila all’anno. Passiamo un terzo della vita dormendo: 25 anni su 75. E se potessimo usarli per curarci? Non è una fantasia, ma una tecnica messa a punto da Claire Johnson, dirigente dell’Association for the Study of Dreams, l’unica al mondo ad aver ottenuto un dottorato di ricerca sul sogno lucido (il suo manuale "Curarsi con i sogni" è appena uscito da Corbaccio). Si tratta di un particolare stato di coscienza che molti hanno sperimentato. Mentre sogniamo, sappiamo di sognare. Ebbene, possiamo farci trasportare, vivere le sensazioni o "pilotare" il sogno. I benefici sono molti. Creatività, controllo dell’ansia, capacità di elaborare il dolore e il lutto. Addirittura la terapia del sogno porta la mindfulness a un livello superiore.
Un assaggio di quello che potrebbe succedere lo trovate nel film "Inception" (2010) che ha come protagonista un "estrattore di sogni": la sua professione è il furto di idee. Fantascienza, ma non troppo. In fondo che altro è la realtà virtuale alimentata dai visori o la proiezione dentro i mondi alternativi di un videogioco come in "Ready Player One" di Spielberg se non una versione tecno del sogno cosciente? L’esistenza dei "sogni lucidi" è stata dimostrata nel 1975 dallo psicologo inglese Keith Earne, ma soltanto da poco la tecnologia cerca di capire come "produrli" con un aiutino.
Nel 2014 la psicologa clinica tedesca Ursula Voss ha scoperto che è possibile innescare sogni lucidi in laboratorio applicando una corrente elettrica di circa 40 hertz a un dormiente appena entrato nel sonno Rem (non si può fare da soli). Ormai esistono app per cellulari e mascherine per i sogni lucidi, ma secondo Claire Johnson va bene la tecnica old style: 50 esercizi per trasformare i propri film interiori in qualcosa di utile. Diventare onironauti. Il primo passo è tenere un "diario dei sogni" per identificare il vostro linguaggio onirico, il secondo è la meditazione notturna: 5-10 minuti di mindfulness prima di addormentarsi rafforzano il legame con l’inconscio e schiariscono la mente. Ma smettiamola di dividere il tempo in "sonno" e "veglia". Esistono molti stati di coscienza: il rilassamento profondo, l’addormentamento, il sogno, il risveglio, il sogno ad occhi aperti. Il terzo esercizio è controllarli, acquisire consapevolezza e indirizzare le sensazioni. Quando si diventa lucidi in un sogno, si possono risolvere problemi di coppia, tentare cose impossibili nella vita reale (volare) provare sensazioni di completezza e armonia. Si può creare. Mary Shelley scrisse "Frankenstein" basandosi su un incubo avuto nel 1816 (un uomo costruiva uno zombie con pezzi di ricambio umani ), Stephen King ammette di aver sognato le storie dei suoi romanzi, Paul McCartney alcune delle sue canzoni. Si può attenuare uno stato di ansia: i depressi fanno il triplo dei sogni perché la mente deve lavorare di più per ripulirsi dalle emozioni negative.
La chiave è sempre quella di scrivere i sogni, raccontarli, individuare gli elementi ricorrenti e quelli terapeutici. Anche gli incubi. Basta inventare un finale diverso (positivo), provarlo e riprovarlo per rieducare la mente proiettando una vivida immagine interiore nella versione alternativa. Forse, se Amleto avesse usato l’oniroterapia, non sarebbe finita in tragedia.
07.10.2018


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