Il partito ambientalista è ormai l'alternativa alla Merkel
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I "flessibili" verdi
invadono la Germania
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Forse non non tutti se ne sono accorti ma la Germania si va colorando sempre più politicamente di verde. Certo, al Bundestag di Berlino si consuma una sempre più pallida "Grosse Koalition" fra la Kanzlerin Merkel e quel che resta dei socialdemocratici. Una Spd crollata ormai al 15 per cento delle simpatie. Ma nell’Assia, la regione di Francoforte, si è appena insediato il secondo governo "nero-verde" del premier Volker Bouffier, la cui Cdu ha raccolto ad ottobre il 27 per cento dei voti, l’11 per cento in meno delle ultime elezioni. Mentre i Grünen del pimpante Tarek Al-Wazir, vicepremier e ministro dell’economia, il 19,8 per cento, il 9 per cento in più.
Un trend in ascesa questo dei Verdi e delle loro coalizioni che si espande in tutta la Repubblica federale: alle recenti elezioni in Baviera, in cui i matador della Csu hanno incassato una batosta storica (vedi articolo a fianco), i Grünen hanno accumulato sempre ad ottobre il 17,5 per cento dei voti. E nella regione più Higt-tech della Germania, in quella di Stoccarda in cui si producono le Mercedes e le Porsche, c’è il verde Winfried Kretschmann al governo e con ottimi risultati visto che alle ultime elezioni del 2016, i Verdi hanno spuntato nel Baden-Württemberg il 30 per cento.
Città rette da Oberbürgermeister verdi poi o da giunte "nero-verde" con la Cdu non sono più una novità: dal 2003 Kiel e Kassel, poi Francoforte o Bonn, oggi Köln o Treviri hanno governi del genere. A livello dei Länder invece i Verdi siedono già in 9 dei 16 parlamenti regionali e in ben sette coalizioni diverse, governando con la Spd a Brema o Amburgo, o con la Cdu e i liberali nello Schleswig-Holstein. "Fra i partiti tedeschi - ha scritto Der Spiegel - sono i Verdi oggi i più flessibili e formano coalizioni sia a sinistra che destra". L’importante per i Grünen del 21° secolo, guidati ora da un "duo" così pragmatico come Robert Habeck e Annalena Baerbock, è di non esser più percepiti come "il partito del caos", in eterna zizzania fra ecologisti radicali e realisti. Ma come un vero partito popolare che al governo ci sa stare, ed è soprattutto stanco - dopo l’ultima esperienza con Gerhard Schröder e il verde Joschka Fischer - di 13 anni di opposizione al Bundestag di Berlino.
Non è un caso se il libro di Habeck si intitola: "Patriottismo, un pladoyer di sinistra". Oltre al cavallo di battaglia dell’ambientalismo infatti, sono i temi della sicurezza e di una politica migratoria con regole più chiare quelli su cui ora i Verdi insistono. Nel nuovo programma stilato dal governo "nero-verde" in Assia ad esempio si parla di 1.000 nuovi posti per la polizia e di più "controlli videocamere" nelle città. Oltre ad investimenti per 2 miliardi di euro, da qui al 2024, in edilizia popolare; nuove scuole a tempo pieno e più professori nelle università. Il risultato di questo nuovo mix dei Verdi a base di più sicurezza e politica sociale? Prima di tutto il fatto che, dallo scorso novembre, loro sono montati nei sondaggi al 22 per cento, surclassando quindi la Spd.
E poi che oggi una coalizione "nero-verde" appare auspicabile a livello nazionale per sempre più tedeschi, nei sondaggi almeno, un governo Schwarz-Grün a Berlino avrebbe ora la maggioranza. Segno che l’era Merkel, e degli eterni matrimoni con la Spd, è finita. E che i Verdi, da hippies ribelli e casinisti quali erano, sono cresciuti. E sono pronti a riprendersi il governo di Berlino magari insieme ad Akk, Annette Kramp-Karrenbauer, la nuova presidente della Cdu, già vista dal 48 per cento dei tedeschi come futura Kanzlerin. Ma di un governo "nero-verde".
10.02.2019


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