Il difficile rapporto in un'area politica con tante anime
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I volti della destra
dalla Lega sino all'Udc
CLEMENTE MAZZETTA


Nella destra ticinese, intesa come l’arco parlamentare che va dall’Udc alla Lega (27 deputati, il 30% del Gran consiglio), c’è chi scuote l’albero e chi raccoglie i frutti. È il destino del partito di Piero Marchesi, fin dalla campagna "Bala i rat" che nel 2010 prese di mira i frontalieri, lasciando l’anno dopo i voti alla Lega, che raddoppiò. Un destino da cui non si schioda, nonostante l’indubbia capacità propositiva evidenziata nel corso di questi anni. L’Udc lancia campagne. Iniziative. Proposte. Ma raccoglie poco. "Abbiamo perso il treno trent’anni fa a favore della Lega, e da allora siamo a rimorchio - dice Pierre Rusconi, ex presidente (vedi intervista sotto) -. L’imprinting dell’Udc è svizzero tedesco. Quella ticinese, e quella romanda, sono solo un riflesso di quella nazionale. Non si riesce a farla diventare credibile a livello regionale". Quando l’Udc vince in Ticino, come sul referendum sulla "scuola che verrà", il merito viene fagocitato dalla Lega, che si è impossessa dei meriti altrui con un paio di copertine del proprio settimanale. Quando invece perde - come sull’autodeterminazione - la sconfitta è tutta dell’Udc. Ma in questo gioco delle parti, la destra cresce, ruba spazio agli altri partiti, li condiziona. E costituisce un’area sempre più vasta, in grado di dare ospitalità, "posti" alla destra transfuga da altri partiti.  Il caso di Battista Ghiggia, l’ex candidato d’area (proveniente dal Ppd) arrivato ad un passo dagli Stati, fa scuola. Ma ridisegnando il quadro politico, sempre più ridotto per la sinistra, e sempre più stretto per il centro, si delinea un campo dove più destre si intrecciano. Vediamo come.

L’area liberal-conservatrice
L’inclusione del gruppo di Morisoli e Pamini ha garantito all’Udc di Marchesi una marcia in più da un punto di vista teorico-propositivo. Morisoli ha portato nell’Udc la visione della destra liberale del Plrt. Un cambio di pelle per il partito che quest’anno perderà un esponente come Gabriele Pinoja (non si ricandida), che rappresenta una delle famiglie storiche dell’Udc. È una destra che ha un programma di governo, ma che è all’opposizione. Paradossalmente, l’altra destra (la Lega), ha atteggiamenti d’opposizione, ma sta al governo.

L’area sociale
In questa destra che sta al governo, la Lega, resta poi ben poco dell’area sociale che fu il motore del leghismo di Giuliano Bignasca, a partire dalle iniziativa sulla tredicesima Avs "per i nos vecc" . L’area che fa riferimento a Boris Bignasca, non sembra avere molte frecce al proprio arco.

L’area identitaria
Sta acquistando invece maggior peso l’area identitaria (forse anche autoritaria) rappresentata dal consigliere di Stato Norman Gobbi all’interno dei gangli dello Stato. Forte il suo legame con l’Udc: Blocher nel 2015 lo propose per il Consiglio federale.

L’area ambientalista
Con Claudio Zali, il consigliere di Stato che ha avuto il coraggio di sposare battaglie ambientalistiche impensabili solo 10 anni fa, la Lega sta cavalcando la questione ambientale. Tutela del territorio, lotta all’inquinamento, tasse sui parcheggi, sul sacco dei rifiuti sono diventati parole d’ordine. Un eco-populismo che fa della tutela del territorio la propria bandiera.

E la destra economica?
In questo contesto, con la Lega che non si fa problemi a introdurre nuove tasse e l’Udc che promuove iniziative "ostili" alla realtà imprenditoriale, le ragioni dell’economia sembrano sostenute più dal Plrt, che dal Ppd che con Fiorenzo Dadò sta contendendo alla destra la difesa della manodopera residente con accenti populistici.

cmazzetta@caffe.ch
02.12.2018


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