Se si votasse ora l'ex vice di Obama sarebbe in testa
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Joe Biden minaccia
il presidente Trump
ALESSANDRA BALDINI DA NEW JORK


Alexandria Ocasio-Cortez potenziale deus ex machina della campagna elettorale americana? Con mesi di anticipo sulle delle primarie e a oltre un anno dal voto per la Casa Bianca, l’endorsment della ex barista del Bronx aleggia sull’andamento delle presidenziali. Con l’ex vicepresidente Joe Biden decisamente in testa in campo Dem, la socialista della Camera dei Rappresentanti  non punterà certamente su di lui. Chi sceglierà tra Bernie Sanders e Elizabeth Warren? Per la senatrice del Massachusetts, data fuori corsa poche settimane fa e adesso in decisa ripresa, l’appoggio di Ocasio-Cortez potrebbe risultare decisivo per rilanciare la corsa di una candidata donna alla Casa Bianca.
Tra le poche certezze in un panorama ancora veramente molto fluido... c’è che Biden dà sui nervi a Donald Trump, e questo già può voler dire qualcosa. I primi due dibattiti nel sovraffollato campo dem sono stati fissati il 26 e il 27 giugno a Miami. Dei 23 candidati ufficiali 20 hanno superato la soglia del 2% creata dalla Nbc per partecipare alle sfide. Dieci per sera e la sorte favorisce la Warren: il primo scontro vede in campo soltanto lei tra i big al di sopra del 10% (gli altri del pool sono Cory Booker, Julián Castro, Bill de Blasio, John Delaney, Tulsi Gabbard, Jay Inslee, Amy Klobuchar, Beto O’Rourke e Tim Ryan), un fattore che, salvo colpi di scena, potrebbe giocare a favore nell’impressione sul pubblico.
Con oltre un terzo dei consensi, Biden resta comunque in testa, avanti al gruppo nei sondaggi e nella presenza in tv (manca ancora un quadro chiaro del fundraising). Ma i giochi sono tutt’altro che fatti: in giugno oltre alla Warren anche l’ex sindaco di South Bend, Pete Buttigieg, gli hanno rubato consensi e alcuni rilevamenti danno i due ormai allineati a Sanders. Sia la Warren, con una piattaforma solida di progetti politici, che "Mayor Pete" con il suo appello al cambiamento generazionale, hanno più margini di crescita rispetto a Bernie, già noto all’elettorato e più divisivo all’interno del partito. Questo permetterebbe di riscrivere la classifica.
E gli altri? Kamala Harris, che il 27 giugno se la dovrà vedere con Biden, Sanders , Kirsten Gillibrand, Buttigieg, Michael Bennet, John Hickenlooper, Eric Swalwell, Marianne Williamson e Andrew Yang, continua a generare interesse anche se in un recente sondaggio in California, il suo stato di origine, si è piazzata al quarto posto tra le preferenze dem. Altri candidati fanno fatica a farsi notare: tra questi Beto, Booker e la Gillibrand. Per loro, i dibattuti di fine mese potrebbero essere un prendere o lasciare.
Tra i democratici una delle parole d’ordine in questi giorni è  eleggibilità. Biden è considerato eleggibile. Se si votasse oggi, secondo la media di RealClearPolitics, l’ex vice di Barack Obama batterebbe Trump con oltre otto punti di vantaggio e posizioni dominanti in Stati chiave come Michigan o Texas. Tappandosi il naso, se la scelta fosse tra Biden e Trump, sceglierebbe Biden perfino Anita Hill, la professoressa dell’Oklahoma che all’allora senatore del Delaware contesta un peccato capitale nell’era del #MeToo: nel 1991, da presidente della Commissione Giustizia, la bistrattò nelle audizioni in Congresso per la conferma alla Corte Suprema del giudice Clarence Thomas, da lei accusato di molestie sessuali.
Ma è Biden davvero il più eleggibile tra i potenziali rivali di Trump? E la caratteristica dell’eleggibilità è davvero fondamentale in una corsa imprevedibile contro il presidente più  imprevedibile della storia degli States? La vittoria di Hillary Clinton nel 2016 sembrava inevitabile e invece ha perso. Potrebbe perdere anche Biden, impallinato dai tanti peccati grandi e piccoli che lo rendono vulnerabile agli attacchi falso-populisti del popolo trumpiano.
16.06.2019


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