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Il leader degli euroscettici fonda un partito per Bruxelles
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Farage si ricandida
e vola nei sondaggi
ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA


La debolezza degli altri, impantanati nel caos Brexit, è la sua forza. Nigel Farage lo sa e si è ricandidato alle elezioni europee di maggio con un partito nuovo fiammante che è già in vetta ai principali sondaggi. Il tribuno degli euroscettici britannici dopo aver lasciato la sua prima "creatura", l’Ukip, troppo compromesso dagli scandali a sfondo razzista, ha infatti lanciato il Brexit Party: si prepara così a fare incetta di consensi nella tornata elettorale continentale alla quale il Regno Unito è destinato a partecipare malgrado i tre anni trascorsi dal referendum del 2016 e salvo una improbabile ratifica parlamentare in extremis di un accordo di divorzio dall’Ue.
Le percentuali e i numeri parlano in modo inequivocabile. Secondo l’ultima rilevazione di YouGov, il neonato partito di Farage se si votasse in questi giorni per le europee conquisterebbe il primo posto, col 30% dei consensi, mentre il Labour di Jeremy Corbyn si fermebbe al 21% e il partito conservatore della premier Theresa May non si muoverebbe dal minimo storico del 13%. Una debacle che ben rappresenta il fallimento nel chiudere la partita della Brexit. Non entusiasmano le stime per i partiti filo-Ue, in particolare i più favorevoli a un secondo referendum: i Liberaldemocratici sono dati al 10%, mentre si registra un calo leggermente al 9% sia i Verdi, sia Change Uk, altra formazione appena nata e formata da fuoriusciti centristi di Labour e Tories. La situazione per i due maggiori partiti tradizionali non va meglio nemmeno nelle elezioni locali appena tenute in Inghilterra (escluse le grandi città). I conservatori hanno perso 1.334 seggi dei 5.500 che avevano. Il Labour vede ridursi di 82 unità la pattuglia dei suoi 2.200 eletti.
Intanto Farage in quello che doveva essere il suo discorso di addio all’europarlamento non può che ironizzare: "Per 20 anni ho cercato di lasciare questo posto e speravo di avercela fatta però non immaginavo quello che avrebbe fatto la classe politica britannica".
Sì perché la seduta plenaria di metà aprile a Strasburgo avrebbe dovuto segnare l’addio per gli eurodeputati britannici ma si è tramutata in un semplice arrivederci. A luglio infatti, alla ripresa dei lavori dopo le europee, salvo colpi di scena ci saranno ancora i 73 parlamentari del Regno Unito. E Farage promette una "rivoluzione democratica" contro la classe dirigente britannica che ha "tradito" il risultato del referendum sulla Brexit e la volontà espressa da oltre 17 milioni di elettori. Il suo schieramento si distinguerà dall’Ukip, troppo "contaminato" con gruppi e gruppetti "di estrema destra", anche se il programma politico rimarrà sostanzialmente lo stesso. Un trionfo alle europee ma per il divorzio dall’Ue i giochi si compiono a Westminster.
05.05.2019


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