L'ondata populista che minaccia gli equilibri e a Bruxelles
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La sfida sovranista
di Salvini e alleati
DAVID ALLEGRANTI DA ROMA


Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio italiano e capo della Lega, assicura in continuazione che il governo guidato da Giuseppe Conte durerà e che l’alleanza con i Cinque stelle è solida. Bisogna credergli: il suo infatti è un auspicio, un augurio. Dove gli ricapita un alleato di governo così? Il M5s ha perso un punto al mese da quando esiste l’esecutivo Conte, la Lega è invece - dicono i sondaggi - sopra il trenta per cento. Certo, il Carroccio alle elezioni politiche del 2018 ha preso meno voti del Pd, oggi il maggior partito dell’opposizione, quindi per il momento siamo ancora nel regno del virtuale e della percezione.
Quella che Salvini alimenta sui suoi social, dove da anni racconta quotidianamente un Paese che molto spesso non esiste, invaso dai migranti e dai rom, da ripulire a colpi di ruspa. Nel regno della percezione (anche se, è vero, non tutto ciò che è percepito è irreale) Salvini spadroneggia. Non avendo avversari temibili in Italia, né interni né esterni (i Democratici sono in uno stato catatonico), può dunque dedicarsi alla campagna per le elezioni europee di maggio. Uno spartiacque per la politica europea e per quella italiana. Il punto centrale della campagna del leader della Lega sarà la lotta alle migrazioni e all’"invasione", come la definisce lui. È lo schema di questi anni: il duello fra una società aperta e una chiusa.
Salvini predilige la seconda. Il decreto sicurezza, contro il quale si scagliano molti sindaci e presidenti di Regione italiani, è stato l’antipasto dell’impostazione politico-culturale che la Lega intende offrire anche alle Europee. Basta leggere il contenuto della legge: dall’abolizione della protezione umanitaria alla restrizione del sistema di accoglienza (noto come Sprar), pensato per permettere una maggiore integrazione di chi arriva in Italia. Ma non c’è solo la lotta all’immigrazione nel disegno di Salvini, che punta alla riscrittura delle regole dell’Unione Europea. È proprio l’idea stessa di Europa come costrutto politico, ancora incompiuto, a essere messa in discussione fin dalle fondamenta: l’idea che esista una comunità politica sovranazionale deve essere abbandonata per un processo - peraltro già in atto - di rinazionalizzazione degli Stati. Il populismo dei Cinque stelle, che si sono subito buttati fra le braccia dei "gilet gialli" che stanno protestando violentemente da settimane a Parigi, ha perso molto terreno di fronte al sovranismo di Salvini. Il leader leghista si pone come unica alternativa - pur non essendolo davvero - al disegno europeo del presidente francese Emmanuel Macron.
Gli equilibri classici del parlamento europeo stavolta potrebbero non resistere all’ondata sovranista. Il blocco Ppe e S&D (socialdemocratici) da solo potrebbe non farcela, come spiega l’Istituto Cattaneo, centro di ricerca italiano, in un recente report sulle intenzioni di voto pubblicato a ottobre: "Allo stato attuale degli orientamenti dell’elettorato europeo, l’alleanza Ppe-S&D è lontana dal raggiungere la maggioranza dei seggi (secondo la nostra proiezione i seggi dei 2 eurogruppi ammonterebbero a poco più del 45%). Diventa quindi necessario trovare l’appoggio di altri eurogruppi: secondo la proiezione, un’alleanza Ppe-S&D Alde avrebbe il 58 per cento dei seggi".
Ma in politica i numeri vanno letti bene, perché nascondono più realtà: "Le previsioni - scrive l’Istituto Cattaneo - sono complicate dal fatto che alcune formazioni attualmente appartenenti a questi eurogruppi potrebbero decidere di modificare la loro collocazione determinando un mutamento delle alleanze molto più profondo". Il presidente ungherese Viktor Orbán da qualche mese è infatti alleato di Salvini. Il capo della Lega e i suoi amici sovranisti potrebbero così incunearsi nelle pieghe della politica europea.
13.01.2019


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