Oskar Boldre
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"Aiuto gli altri a...
liberare la voce"
ANDREA BERTAGNI


Ho scoperto la mia voce in montagna, cantando sotto gli alberi di castagno". Oskar Boldre, 51 anni, musicista e maestro di canto attivo da vent’anni in Ticino, non sta scherzando. "Lassù non c’era il rischio che qualcuno mi sentisse, così a poco a poco ho preso confidenza con le note musicali".
Fatta la scoperta, Boldre non si è più fermato. Ha fondato tre cori in Svizzera: "Goccia di voci", in Ticino, a Soletta e a Zurigo. E poi insegna, canta, dirige, compone e incide dischi. Instancabile. "Mi piace perché ho una propensione naturale ad aiutare le persone a scoprire cosa hanno dentro - spiega -. E liberare la voce, cantare in coro tocca corde molto profonde". Sì, perché Boldre fa dell’improvvisazione una delle sue prerogative. E dà appuntamento a tutti al Teatro dei Fauni di Locarno il prossimo 7 dicembre: chiunque potrà presentarsi e dare fiato alla propria voce. Anche se non ha mai cantato. O crede di essere stonato. "Circa un terzo delle persone che incontro ha questa convinzione - racconta -. In realtà è solo il due per cento della popolazione ad essere davvero stonato, tutti gli altri sono semplicemente vittime di un giudizio affrettato. Così, capita di sentire voci nuove che sbocciano ed è davvero molto commovente".  
Liberare il canto. Degli altri. Sembra essere questo l’obiettivo di Boldre. Che dopo un inizio da autodidatta e un trascorso nella scena musicale underground milanese degli Anni ‘80, a un certo punto capisce quale sarà il suo futuro. Dopo cinque anni trascorsi in montagna. A scoprire la voce sotto i castagni.
"In realtà il canto ha sempre fatto parte della mia vita - afferma -, mia mamma cantava in continuazione e mio papà ascoltava musica lirica". Ecco perché l’approccio di Boldre alla musica è sempre stato immediato, quasi fisico.
Non a caso anche il corpo e i movimenti giocano un ruolo importante. Quando cantano, i componenti dei suoi cori danzano anche. Come è successo a Lucca quest’estate. Boldre ha dato vita a un flash mob. "È stata davvero un’esperienza potente, c’erano cinquanta coristi, abbiamo cantato, ballato e coivolto il pubblico presente in modo del tutto spontaneo". Già, proprio la spontaneità e l’improvvisazione sono fondamentali per Boldre. "Gli improvvisatori sono come degli ambasciatori del suono - spiega il maestro -, creano ponti tra cultura e lingua, anche Bach e Mozart improvvisavano. È una via verso la libertà".
La voce come strumento, divertimento e improvvisazione, dunque. Per tutti. Anche per chi non sa leggere la musica. "Il mio coro è nato proprio per chi non sa leggere le note musicali. Ecco perché le partiture che utilizziamo sono un po’ particolari e diverse dalle altre: usiamo grafiche associate ai movimenti che dirigo. Un metodo che si rivela molto efficace. Inoltre lavoriamo molto con l’orecchio". Una tecnica che oltre a essere efficace, si è dimostrata anche arricchente e vincente. Infatti, del coro Goccia di voci fanno parte decine di persone dalle esperienze professionali tra le più disparate: dal meteorologo al pensionato, dal docente al giornalista.
Tutti hanno voglia di cantare e divertirsi. E Boldre li asseconda. E tutti ne traggono beneficio. "Più di una volta mi è capitato di assistere a episodi davvero emozionanti e toccanti - ricorda -, come quando una signora si è avvicinata in punta di piedi ai nostri ‘circle song’ sebbene quando aveva 7 anni qualcuno le aveva detto che era stonata. Ebbene, non lo era affatto. E averlo scoperto l’ha resa felice, perché ha potuto riprendere un filo interrotto per troppi anni". abertagni@caffe.ch
01.12.2019


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