Andrea Delogu
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Soffro di dislessia
e in tv ho la panciera
ALESSANDRA COMAZZI


Andrea Delogu è una conduttrice giovane, classe 1982, cosa rara e che dà speranza alle emittenti generaliste così ancorate al passato. È giovane, bella e dislessica. Proprio alla dislessia ha dedicato un libro, "Dove finiscono le parole", racconto-esortazione alla consapevolezza di una caratteristica esistenziale che non è una malattia, ma che può condizionare come una malattia. Ha un bel fisico, ma lei è una che ama spiazzare: qualche tempo fa ha pubblicato su Instagram una foto in cui si vedeva bene la guaina che indossa, altrimenti detta "panciera". "Attenzione a quello che vedete in tv - ha scritto - è sempre tutto costruito". Nel suo percorso professionale ha presentato, ad esempio, i Nastri d’Argento a Taormina, il programma "Stracult", è stata accanto a Renzo Arbore in "Indietro tutta trenta e l’ode" e "Guarda, stupisci", e Arbore è uno che di talenti se ne intende. Nata a Cesema, è sposata con Francesco Montanari, il Libanese di "Romanzo criminale", protagonista del "Cacciatore", di cui sta girando la seconda serie. "Lo amo molto", dice, e soprattutto lo dimostra, basta vedere come lo guarda. Personaggio eclettico, Delogu crede nella condivisione delle esperienze. Tanto che, insieme con Andrea Cedrola aveva già scritto "La collina", in cui raccontava la sua infanzia di bambina cresciuta in una comunità mai esplicitamente nominata, ma che è San Patrignano. Il suo secondo libro ha un sottotitolo illuminante: "Storia semiseria di una dislessica", parte del ricavato andrà all’Aid, Associazione italiana dislessia.
Non deve essere facile raccontare: "Per me però era importante farlo - ammette - perché ho sofferto tanto. Vent’anni fa non si sapeva che cosa fosse la dislessia. Io ero una bambina brillante, chiacchierina, ma a scuola facevo una fatica immane. Ai miei genitori sembrava impossibile, non capivano. Credevano a quello che dicevano gli insegnanti, la solita frase: "La bambina è intelligente ma non si impegna". I miei quaderni erano spaventosi, pieni di scarabocchi, ma nessuno, tanto meno io, immaginava che soffrissi di questo disturbo dell’apprendimento".
Chissà come farà a condurre: i presentatori leggono il gobbo, una sorta di suggeritore cartaceo o elettronico, lei però non può. "A parte alcune indicazioni facili - confessa - che riesco a leggere, tipo: saluta, fai parlare Tizio, fai rispondere Caio, io imparo tutto prima. Forse per questo mi riesce meglio essere naturale: perché non leggo mai. E con questo libro sono convinta di poter contribuire a migliorare la conoscenza della dislessia. Abbiamo scelto apposta un carattere ad alta leggibilità. Spero di aiutare, soprattutto, a fare chiarezza: ci sono protocolli assai severi per verificare la situazione. Solo che per avere questi certificati, bisogna aspettare anni. Io ho concluso il mio percorso scolastico con uno sforzo enorme. Ho imparato l’italiano dalla tv e i primi computer sono stati una benedizione. Soffro anche di discalculia, e ho frequentato il liceo scientifico, "piano nazionale informatica", una pazza. Purtroppo non mi sono laureata. Ma non è ancora detto, voglio togliermela, questa soddisfazione. Certo, dimentico tante cose, per esempio le date. Pure quella del mio matrimonio: so il periodo, ma non il giorno giusto. Ci pensa mio marito, grazie Francesco".
Ricorda con piacere i giorni della scuola. Nonostante tutto. "Mi aiutavano i miei compagni, moltissimo. Il mio amico Marcellino mi ha insegnato a chiedere aiuto e a riceverne senza imbarazzo. I professori: dipende. I miei genitori mi erano vicini e mi facevano seguire infinite ripetizioni. Ma io avevo bisogno di tempo". Lei ha detto che in televisione è tutto costruito: ma come è arrivata a lavorare in tv? "Con tanti provini. Io volevo solo fare un lavoro che mi permettesse di parlare, parlare, parlare".
29.09.2019


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