Muhammad Yunus
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"Aiuto le donne,
rispettano i soldi"
ROSELINA SALEMI


Non sono un uomo saggio che dice e fa cose sagge, sono uno che fa piccole cose, semplici, facili. Ho cominciato a prestare soldi alla donna di un villaggio del Bangladesh quarantadue anni fa. Non volevo che finisse nelle mani degli usurai. Quando si è sparsa la voce che distribuivo denaro, sono diventato improvvisamente molto popolare. Tutti venivano da me. Ero felice perché salvavo le donne dagli strozzini e aiutavo le famiglie, ma poi ho finito i soldi (erano circa 300 dollari). Allora sono andato alla banca del campus (insegnavo economia all’Università) e ho detto: fate il vostro mestiere, tocca a voi. Mi hanno risposto di no. Forse non lo sapete, ma nessuno dà denaro ai poveri. Così mi è toccato fondare una banca". Gli è toccato inventare il micro-credito, diventare "il banchiere dei poveri", come lo chiamano tutti. Muhammad Yunus, 78 anni, Nobel per la pace nel 2006, si concede con un entusiasmo commovente.
Camicia a quadretti, gilet e pantaloni beige, nessuno status symbol da banchiere, parla di miliardi come se li avesse in tasca e lancia infiniti progetti di social business. Ha un’idea per tutto: ambiente, energia pulita, intelligenza artificiale. Immagina un mondo nel quale sia possibile vivere "con grazia, bellezza e felicità". Utopia? Forse. Ma è serio quando dice: "Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà". Yunus festeggia gli oltre quarant’anni di Banca Grameen, nata nel 1976, un modello di micro-credito che ha funzionato contro ogni previsione. "Oggi gli ottantamila villaggi del Bangladesh hanno una banca e nove milioni di persone, soprattutto donne, prendono un prestito senza garanzia, sulla fiducia, su un progetto. Il 98,96% restituisce ogni centesimo con gli interessi".
Yunus ha esportato Banca Grameen dove nessuno pensava potesse avere successo: in America. "Mi hanno detto: sbagli, noi siamo diversi. E io ho risposto: i poveri sono uguali ovunque. Abbiamo aperto la prima la sede a New York, nel Queens, dieci anni fa, partendo da un prestito di quindici dollari per arrivare ai tremila che diamo adesso in media, e ha funzionato anche lì. Allora sono arrivati altri, da Los Angeles, San Francisco, Miami, Omaha, a chiederci di aprire nuove sedi perché i loro poveri stavano peggio di quelli di New York. Oggi abbiamo 21 filiali in dodici città. Centomila persone hanno ottenuto più di un miliardo di dollari". Il 94% dei prestiti , anche in Occidente, è stato concesso alle donne. Viene il sospetto che Yunus sia, caso raro, un economista femminista (potrebbe, ha due figlie, Monica e Deena) invece è soprattutto pragmatico: "Presto i soldi alle donne perché mi fido del loro modo di usare il denaro. Perché hanno maggiore comprensione ed empatia anche rispetto al futuro del pianeta. Ma devono convincere gli altri. Dobbiamo essere tutti coinvolti per non arrivare alla distruzione delle risorse e al dominio di intelligenze artificiali che ci schiacceranno come scarafaggi". Apocalittico? No, in realtà è ottimista: "Siamo messi così male che dobbiamo per forza cambiare".
Quando poi gli si chiede se si sente ricco o povero, insomma, che rapporto ha con il denaro (Banca Grameen non prevede dividendi, e lui, presidente sino al 2011 aveva un leggendario ufficio con il neon e i mobili spaiati), sorride sorpreso. Per lui la domanda ha poco senso: "Se ho bisogno di soldi per realizzare un progetto li trovo. Il resto non è importante".
09.12.2018


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