Letizia Battaglia
Immagini articolo
"Amo la fotografia
grazie a Pasolini"
STEFANO VASTANO DA PALERMO


Oggi espone ovunque le sue foto e - negli Usa o in Germania - le conferiscono premi. Persino il New York Times, l’anno scorso, l’ha scelta fra le 11 donne più straordinarie del pianeta. "E sì, oggi sono un mito vivente", dice con la sua voce rauca Letizia Battaglia accogliendoci nel suo grande Centro Internazionale di Fotografia. Siamo andati a trovarla nel capoluogo siculo, in un momento in cui Palermo è capitale italiana della cultura ed anche nei "Cantieri culturali alla Zisa" - l’ex distretto industriale dove lei ha aperto il suo Centro - si celebrano le mostre della "Manifesta". "Oggi questa città è cambiata, c’è più movimento e cultura - spiega la simpaticissima 83enne -, ma quando ho iniziato io a fotografare Palermo era un disastro, un massacro".
Non esagera: quando - nel 1974 - inizia a lavorare per L’Ora di Palermo è lei l’unica donna in Italia a scattare foto per un quotidiano. È in quegli anni di piombo che la criminalità organizzata scatena la "guerra di mafia" contro lo Stato, i suoi giudici, i poliziotti, "e contro tutti noi giornalisti e fotografi, precisa Letizia, che rompevamo i c... ai mafiosi". Come le sue foto, anche il suo linguaggio è crudo, diretto, ma vero. D’altra parte, anche l’ambiente all’epoca così maschile dei giornali non era il massimo per una giovane fotografa. "Allora - ricorda - il fotografo era considerato un essere senza intelligenza, che esegue in modo meccanico quel che voi giornalisti comandavate!". E dopo una pausa, con quel suo sguardo di lince, aggiunge: "Ma con me voi giornalisti avevate un osso duro!". È a questa sua immensa carica vitale che si devono non solo tante delle sue foto più belle, ma anche il fatto che, sposatasi a 16 anni, nel ‘71 sia poi fuggita a Milano con le tre figlie. "A Milano un amico mi regalò una Olympus, e il mio amore per la fotografia nasce lì, fotografando Pier Paolo Pasolini".
Sono delle foto stupende quella che la giovanissima Letizia fa del poeta e regista, scatti di luce, profondi. "Tutti attaccavano Pasolini, per le sue idee eretiche o per i suoi film erotici, anche gli operai. Io lo adoravo, mi ha dato tanto". Di recente quei suoi primi lavori su Pasolini sono stati esposti, e con successo, in una mostra ad Amsterdam. Segno che certe fotografie inquadrano a fondo un periodo storico, una crisi politica, l’essenza di una persona. E le foto di Battaglia per anni hanno "inquadrato" le stragi di mafia.
Come quella in cui il giovane Sergio Mattarella, l’attuale Presidente della Repubblica, estrae dall’auto il cadavere di suo fratello Piersanti. Foto orrende, tragiche, che hanno fatto crescere quella che oggi, con una certa facilità, chiamiamo "coscienza antimafia". Letizia ci guarda e sorride beffarda. "Quando iniziai a fotografare, la mafia ammazza il giudice Scaglione. A quell’epoca neanche io avevo una coscienza antimafia. Fu fotografando quelle storie di assassini che capii che cos’era una coscienza antimafia. Quando cioè le cosche iniziarono ad ammazzarsi non solo fra loro, ma anche voi giornalisti e magistrati, i politici e i dottori". Di Falcone e Borsellino conserva ricordi indelebili. "Falcone ha rappresentato molto per me perché anche lui veniva attaccato e considerato come un protagonista. Non espresse mai il desiderio di posare davanti alla mia macchina". È in questo momento dell’incontro che una giovane assistente le consegna la prima copia di "iF", la rivista - fogli molti grandi, copertina grigia - del suo nuovo Centro di Fotografia.
Soddisfatta la sfoglia osservando: "Oggi la fotografia è cultura e sguardo aperto anche dalle donne sul mondo. Ma io nonostante tutto e tutti rimango comunista e sono felice di esserlo", dice regalandocene una copia. Tra i libri sul banco sfoglio "Qualcosa di mio", le foto che lei ha dedicato alle bambine di Palermo, a tutte le donne vittime della mafia. E mi viene in mente la frase che lei dice in "Palermo shooting", il film di Wim Wenders. "Sì, io fotografo la vita e la morte, come dico nel film di Wenders". Ed è precisamente questa la realtà, cruda e vitale insieme, di questa bellissima città al centro del Mediterraneo, da sempre crocevia di tutte le culture e tragedie umane.
08.07.2018


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