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Gli atti parlamentari costano decine di migliaia di franchi
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Oltre 600 ore di lavoro
per le interrogazioni
ANDREA STERN


A volte bastano cinque minuti. Altre volte servono diversi giorni. Rispondere alle interrogazioni parlamentari è per il Consiglio di Stato un compito sempre più gravoso. Dall’inizio della legislatura ha richiesto già oltre 600 ore. Se si considera che un’ora di lavoro di un funzionario cantonale vale circa 90 franchi, significa che per rispondere ai dubbi dei deputati sono già stati spesi oltre 50mila franchi.
E questo è solo un primo bilancio molto parziale. Delle 188 interrogazioni giunte in governo dalla scorsa primavera, solo 130 hanno finora trovato risposta. Il conto è quindi destinato a lievitare. Senza dimenticare che oltre alle 188 interrogazioni i deputati hanno presentato 87 interpellanze, 75 mozioni, 28 iniziative parlamentari elaborate e 21 iniziative parlamentari generiche. Un totale di 401 atti parlamentari, più di uno al giorno. Tuttavia gli unici che sono quantificabili in tempo sono le interrogazioni, visto che il Consiglio di Stato indica sempre a calce il numero di ore che sono state necessarie per rispondervi.
La più impegnativa, finora, è giunta dalla deputata mps Simona Arigoni Zürcher. I suoi dubbi sugli asili nido hanno richiesto 30 ore di lavoro. La più semplice è arrivata da un altro deputato mps, Matteo Pronzini. Il Consiglio di Stato ha infatti liquidato in soli cinque minuti la seconda interrogazione di Pronzini sulla trasferta a Roma di una delegazione cantonale in occasione del giuramento delle guardie svizzere. In pratica il governo ha semplicemente rimandato alle spiegazioni già fornite in risposta alla prima interrogazione. Sempre Pronzini è stato anche più volte oggetto di rimproveri. "Ancora una volta lo scrivente Consiglio - si legge in risposta a un’interrogazione del deputato mps sull’Autorità regionale di protezione di Bellinzona - deve purtroppo constatare come gli strumenti degli atti parlamentari vengano usati per avanzare gratuite illazioni dai toni del tutto fuori luogo".
L’Mps non è solo il partito degli estremi ma anche quello che sforna più atti parlamentari di tutti. Pur contando solamente tre deputati su novanta in questo primo scorcio di legislatura ha già presentato 40 interrogazioni. Più della Lega (35), del Plr (27), del Ps (24) o dell’Udc (23). In testa alla classifica degli interrogatori seriali si trova però il leghista Massimiliano Robbiani. Lui di interrogazioni ne ha già presentate 24, mentre Matteo Pronzini, Simona Arigoni Zürcher e Angelica Lepori Sergi si sono più o meno equamente suddivise le domande del loro partito.
Per quanto riguarda le interpellanze - ovvero gli atti parlamentari cui non viene data risposta per iscritto bensì a voce durante le sedute parlamentari - in testa alla classifica c’è ancora il piccolo Mps, che è arrivato addirittura a depositarne più di tutti gli altri partiti messi insieme. Sono ben 56 le interpellanze presentate da Pronzini e colleghe, su un totale di 87 che sono pervenute al Consiglio di Stato dall’inizio della legislatura. Tutti gli altri partiti hanno invece usato questo strumento con maggiore parsimonia. I Verdi, ad esempio, hanno interpellato il governo solamente una volta. I comunisti, Più Donne e la Lega due volte, il Plr tre volte, il Ppd sei, l’Udc sette, il Ps dieci.  
Il discorso non cambia nemmeno se si punta lo sguardo sulle mozioni. Il partito che ne ha presentate di più è ancora una volta l’Mps (19). Un primato cui ha in buona parte contribuito la deputata Angelica Lepori Sergi, autrice lo scorso 25 giugno di ben sette mozioni in un solo giorno. Più di quante ne abbiano prodotte in quasi un anno di attività il Pc (4), i Verdi (5) o la Lega (6). L’iperattivismo di Pronzini e compagne viene scalfito solamente nell’ambito delle iniziative parlamentari elaborate, uno strumento utilizzato poco frequentemente che serve a proporre una modifica di legge. La classifica specifica è guidata dall’Udc e in particolare dal suo deputato Sergio Morisoli. I democentristi hanno presentato dieci iniziative parlamentari elaborate, i leghisti sette, i socialisti tre, così come l’Mps.
Infine sguardo puntato ai deputati che più di tutti tengono occupata l’amministrazione cantonale. Come detto, non è possibile quantificare il tempo necessario per rispondere alle interpellanze o per evadere mozioni e iniziative. Visto però che il Consiglio di Stato indica sempre il tempo impiegato per rispondere per iscritto alle interrogazioni, si può facilmente calcolare che finora la deputata più ostica è stata Simona Arigoni Zürcher. Per evadere le prime otto delle sue tredici interrogazioni sono state necessarie complessivamente 86 ore. Segue il leghista Massimiliano Robbiani, cui il governo ha dedicato 57 ore e 45 minuti. Hanno infine richiesto più di una settimana lavorativa anche le domande di Matteo Pronzini, Angelica Lepori Sergi e Matteo Quadranti. D’altra parte ci sono deputati che non avanzato nemmeno una domanda. Ma si sa il lavoro di un parlamentare non può essere misurato solo con gli atti parlamentari. E che non sempre quantità equivale a qualità.
astern@caffe.ch
08.03.2020


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