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Il riscaldamento globale fa boccheggiare l'agricoltura
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Il caldo e le gelate
devastano i  campi
ANDREA BERTAGNI


Una volta sono le ghiacciate, un’altra le temperature torride. L’agricoltura fa i conti con il mutamento, con la variante impazzita del clima. Che vuol dire periodi di siccità più lunghi e piogge più copiose. E che tradotto in termini concreti significa meno terreni agricoli, meno capi di bestiame, più costi e sacrifici. "Da tre anni a questa parte a causa della siccità gli agricoltori hanno dovuto sostenere più spese per comprare il foraggio per il bestiame - dice Omar Pedrini, presidente dell’Unione contadini ticinesi -. La sola produzione cantonale da sola non basta". Più costi, ma anche meno mucche e ovini. "I maggiori oneri finanziari hanno costretto gli allevatori a ridurre il numero di animali così da risparmiare". Non un bellissimo scenario per una categoria che dagli Anni ‘80 a oggi ha visto diminuire la superficie agricola di 7mila ettari.
La mancanza di precipitazioni unita alle alte temperature è una mazzata. "La siccità c’è sempre stata - prosegue Pedrini - ma oggi non c’è solo d’estate, c’è anche in primavera e in autunno. Inoltre dura più a lungo". E le temperature salgono progressivamente. "Negli Anni ’60 - spiega Luca Panziera di Locarno Monti - le notti tropicali, ovvero quando la temperatura non scende sotto i 20 gradi, erano meno di cinque. Oggi in un’estate ce ne sono 20". Stesso discorso per le giornate che superano i 30 gradi. "Trenta anni fa erano una o due l’anno - sottolinea Panziera - oggi siamo a 20".
Un altro dato che salta all’occhio riguarda l’isoterma di zero gradi. "Se negli Anni ’60-70 era a 3.200 metri di altitudine - dice il meteorologo - adesso siamo sopra i 3.600 metri con un innalzamento di 75 metri ogni 10 anni". La colonnina di mercurio insomma non lascia adito a dubbi. "Dal 1864 a oggi le temperature sono aumentate di 2 gradi".
Come se non bastasse anche le precipitazioni non sono più le stesse. "Quando piove, piove di più - continua Panziera - negli ultimi 100 anni in Svizzera la pioggia nella giornata più piovosa dell’anno è aumentata del 10%: non così in Ticino, dove non abbiamo dati sugli eventi temporaleschi localizzati che, a differenza del resto della Svizzera, da noi si verificano con più frequenza".
Temporali o no, i contadini sono in affanno. "L’anno scorso per agevolare l’acquisto di foraggio dall’estero - osserva Pedrini - sono stati tolti i dazi sull’importazione. A livello ticinese invece non ci sono stati aiuti, ma forse sta a noi come categoria trovare le strategie giuste". Quel che è certo è che ogni temporale, come ogni ghiacciata, si fa sentire, eccome. "Quelli della scorsa settimana - prosegue il presidente dell’Uct - hanno devastato i campi di mais sul piano di Magadino".  Non tutto il settore è però in crisi. Il mondo del vino, ad esempio, sta resistendo ai colpi di testa del clima. Anche se ne ha viste di tutti i colori. "Per noi il riscaldamento climatico non è un problema - osserva Giuliano Maddalena, presidente della Federazione dei viticoltori della Svizzera italiana (Federviti) -, le temperature sono superiori, è vero, ma per il momento non hanno conseguenze negative sulla vite". Certo, si vendemmia prima. "Un’etichetta, la "Selezione d’Ottobre", che è stata creata cinquant’anni fa, si chiama così proprio per quello - riflette Maddalena -; forse oggi con le stagioni che anticipano i tempi, si chiamerebbe diversamente". E gelo e grandinate preoccupano? "Non dico che oggi la grandine rientri nella normalità, ma si verifica così regolarmente che quasi la totalità delle viti del cantone è protetta da reti". Resta il rischio delle gelate fuori stagione.
Reagire alle sfide. Sembra essere questa, secondo Maddalena, la strada da seguire. Anche con le stagioni che cambiano. E fanno danni. "Le bizze meteorologiche fanno parte dei rischi del mestiere - sottolinea Maddalena -, quest’anno, ad esempio, pare stia andando bene, ma non diciamolo troppo forte perché i pericoli sono sempre dietro l’angolo".
Il sole implacabile e la mancanza di precipitazioni stanno invece mettendo a dura prova i contadini. Che però si sono ingegnati. "Dove è fattibile si ricorre all’irrigazione artificiale - sostiene Pedrini -, altrimenti, penso in alta montagna, si taglia l’erba, valutando quando potrà piovere così da facilitarne la ricrescita. Alcuni agricoltori hanno anche cambiato le miscele di semina, optando per quelle che resistono meglio alla siccità".

abertagni@caffe.ch
07.07.2019


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