Gli esperti sui pericoli della passerella sul lago Maggiore
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Le microplastiche
un rischio per il lago
MAURO SPIGNESI


Una passerella che galleggia sull’acqua per due settimane, come è accaduto con l’opera di Christo nel 2016 sul lago d’Iseo, pone rischi diversi rispetto a una struttura come quella pensata per il Verbano che dovrebbe durare invece cinque anni. I pericoli, dal punto di vista dell’impatto ambientale, sono chiaramente diversi. "Perché bisogna pensare sia alla degradazione del pontile galleggiante per effetto di venti, pioggia e neve, sia per effetto del moto ondoso. Ma bisogna anche tener conto del processo meccanico, cioè lo sfregamento dei cubi in polietilene", spiega Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei laghi, il centro scientifico di Legambiente che ogni anno valuta la salute dei diversi bacini, compreso appunto il Verbano. Il problema, in questo caso, è il rilascio delle particelle di microplastica. Un problema che Benjamin Frizzi tra i promotori dell’iniziativa e direttore marketing dell’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli, nega: "Il polietilene - ha detto alla Rsi - non rilascia microplastiche, è testato scientificamente".
La passerella, inserita nel progetto "Wo-Walk on Water", dovrebbe essere lunga circa 3 chilometri, larga 14 metri e formata da 220mila cubi in polietilene ad alta densità, 20mila in più rispetto a quella del lago d’Iseo. "In teoria il polietilene ad alta densità comporta un rischio contenuto, ma qui dobbiamo calcolare l’impatto dei visitatori", spiega Loris Pietrelli, docente e ricercatore dell’Agenzia nazionale italiana per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), che in questi anni ha studiato l’effetto delle microplastiche non solo nei mari ma anche nei laghi. Compreso il Verbano, dove grazie alle analisi sono state individuate 123mila particelle per chilometro quadrato.
L’impatto di cui parla Pietrelli varia secondo il numero di visitatori. Secondo i promotori del progetto di Ascona potrebbero essere circa due milioni all’anno. Realisticamente però - tenuto conto delle condizioni meteo - c’è chi stima 300-400mila visitatori l’anno. "Parlando sempre in linea teorica, perché poi bisogna vedere realmente cosa accadrà - osserva Pietrelli -, il pericolo è che la struttura verrà fortemente sollecitata e dunque inevitabilmente rilascerà microplastiche. A meno che non si trovi un correttivo, una protezione che eviti che le particelle vadano a finire nel lago. Anche se poi da chimico mi preoccuperei di capire se i cubi in polietilene verranno verniciati. Perché secondo il materiale usato i rischi potrebbero aumentare".
Sull’impatto dei visitatori insiste anche Nuglio: "È un aspetto che va preso seriamente in considerazione. Perché un conto è appunto una passerella che resta a galla d’estate per due settimane, come sul lago d’Iseo, un altro è un’opera simile a quella di Ascona che invece resterà a galleggiare in acqua per cinque anni. Dico questo, naturalmente, a livello teorico, vogliamo ancora approfondire il progetto nel dettaglio".
Problemi, questi, già presi in considerazione anche dall’amministrazione cantonale. "Il rischio di rilascio di microplastiche non è da escludere - sostiene Mauro Veronesi, capo dell’Ufficio della protezione delle acque -, poiché chiaramente il calpestìo genera una certa usura. Proprio per questo quando si tratterà di analizzare la domanda di costruzione porremo delle condizioni precise. Dovrà essere utilizzato un materiale di qualità tale da limitare il più possibile i pericoli". Secondo il Wwf, invece, questo delle microplastiche è  un "non problema". Francesco Maggi, responsabile della sezione della Svizzera italiana, afferma che "la passerella avrà un impatto irrilevante dal punto di vista ambientale. Molto più rilevante è invece l’impatto di tutto quello che c’è già, a partire dai natanti con le loro vernici". Il Wwf, anche per una questione di risorse, ha tuttavia deciso di non occuparsi della passerella. "Sul Lago Maggiore abbiamo già una lunga serie di sfide - spiega Maggi -, dal livello dell’acqua tenuto abusivamente alto dagli italiani, al nuovo porto regionale del Gambarogno che distruggerebbe una zona pregiata. Non consideriamo che la passerella in sé potrà essere un problema ambientale. Semmai lo sarà l’arrivo di un’enorme massa di turisti, che andrà gestito con attenzione e nel rispetto dell’ambiente".
Le microplastiche, tuttavia, sono uno dei principali fattori d’inquinamento dei laghi, come hanno accertato le analisi della Goletta di Legambiente. "Certo, ci preoccupano molto queste particelle che sono diventate una autentica emergenza e che potrebbero essere liberate anche dai filamenti dei teloni che vengono usati in questo tipo di strutture. Inoltre - spiega ancora Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei laghi - nel caso di Ascona c’è un ulteriore fattore. Quello delle boe d’ancoraggio che una volta sistemate potrebbero smuovere delle sostanze che stanno sul fondo del lago rimettendole in circolo nell’acqua e intaccare l’equilibrio dell’eco-sistema".
Nel caso del lago d’Iseo sia la plastica dei cubi-boa, sia i 100mila metri quadrati di tessuto di nylon che avvolgevano la struttura, sia gli ancoraggi di cemento posati sul fondo, una volta chiusa la passerella sono state totalmente riciclati. Lo prevedeva specificamente il progetto coordinato dall’equipe di Christo.

mspignesi@caffe.ch
18.11.2018


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