Berna vuole ridurre del 25% le morti violente entro 2030
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Una strategia nazionale
per diminuire i suicidi
PATRIZIA GUENZI


S e un amico pensa al suicidio, parlagli. In una situazione del genere molti hanno paura di poter sbagliare qualcosa. Ma l’unico sbaglio che si può fare è proprio quello di non fare nulla". È la testimonianza di Savannah, una delle giovani protagoniste della campagna di prevenzione al suicidio organizzata nel canton Zurigo dalle Ferrovie federali, Prevenzione e promozione della salute, Pro Juventute e altri partner. Che punta al dialogo. Come la nuova piattaforma online presentata da Berna: 19 misure per "organizzare meglio gli sforzi" e ridurre di circa il 25% il numero di suicidi per 100mila abitanti entro il 2030. Vale a dire salvare la vita a 300 persone ogni anno. A tuttoggi, i decessi sono un migliaio. Donne e uomini che muoiono nel silenzio più totale.
Dunque, un piano d’azione nazionale, presentato lo scorso 10 settembre, Giornata mondiale di prevenzione al suicidio. Un’ancora online per garantire assistenza, consigli e documentazione a cittadini e specialisti. Secondo Berna, infatti, gli "addetti ai lavori" attivi nella prevenzione non comunicano abbastanza tra loro.
In media ogni giorno nella Confederazione si suicidano due-tre persone, soprattutto uomini over 75. E altre 10mila ricevono cure mediche in seguito a un tentato suicidio, campanello di un grave disagio psichico. Infatti, la maggior parte di chi tenta di farla finita non vuole davvero morire. È un modo per attirare l’attenzione, per gridare il proprio dolore. Da qui la nuova piattaforma online della Confederazione, per rafforzare le risorse personali e sociali, sensibilizzare e informare sul tema, offrire un aiuto rapido e facilmente accessibile, individuare tempestivamente un gesto suicidario. Gesto imprevedibile, certo, ma  i tentativi si possono ridurre anche rendendo più difficile l’accesso a mezzi e metodi. Altrettanto importante è incentivare le attività di monitoraggio e ricerca e promuovere tutti i canali di informazione, anche digitali.
In realtà, un piano nazionale nella prevenzione dei suicidi c’è dal novembre 2016 e comprende numerose misure. "Questa nuova piattaforma - sottolinea l’Ufficio federale della sanità - permette a tutti gli attori coinvolti di agire in modo più efficace e tempestivo. La prevenzione è una responsabilità che concerne tutta la società. Ed è soprattutto sulla coordinazione della prevenzione che nel nostro Paese bisogna ancora investire".
Certo. Bisogna investire. Perché in Svizzera il suicidio fa più vittime degli incidenti stradali. Vero è che gli sforzi sino ad oggi compiuti hanno comunque diminuito le morti violente tra il 1980 e il 2010, ma da allora il loro numero è rimasto stabile. Il picco massimo s’è registrato nel 2002, con 1451 vittime. Nel 2010 sono scese sino a poco più di mille per poi oscillare, ma di poco. Nel 2015 sono stati 1071 i decessi: 792 uomini, 270 donne. Eppure sono in maggioranza queste, 20-30 donne al giorno, ad essere sottoposte a un trattamento medico dopo un tentato suicidio.
Con il lancio di questa nuova piattaforma, la Confederazione intende dotarsi di un’arma in più per raggiungere gli obiettivi del piano nazionale, approvato dal Consiglio federale nel novembre 2016 che comprendeva dieci misure. Una chance in più soprattutto per frenare il suicidio giovanile, seconda causa di morte tra i bambini e ragazzi (10-19 anni) e la prima tra gli adolescenti e i giovani aduli (15-24 anni). Un giovane su due afferma di avere già pensato almeno una volta di togliersi la vita e un terzo di tutti i ricoveri nei reparti di psichiatria pediatrica e giovanile avvengono in seguito ad azioni suicide e depressioni. Numeri che fanno riflettere. Non solo. Da qualche anno si è aggiunto il fenomeno del cyberbullismo. Secondo alcuni studi, il numero dei tentati suicidi nei giovani vittime di cyberbullismo è doppio rispetto ai giovani che non ne hanno mai fatto l’esperienza. Ecco perché è importante la campagna congiunta di prevenzione organizzata nel canton Zurigo perché mostra in che modo i ragazzi possono aiutare un amico afflitto da pensieri suicidi. Cinque giovani raccontano in altrettanti brevi video le loro esperienze, incoraggiano ad affrontare questo argomento tabù e a chiedere aiuto. "Parlarne, chiedere aiuto è fondamentale - osserva Ilario Lodi, di Pro Juventute Ticino -. Eppure c’è ancora molto timore ad affrontare il discorso, soprattutto perché si teme l’effetto emulazione. Invece no. Anche di suicidio bisogna parlare ai nostri ragazzi. Metterli in guardia, aiutarli. Non hanno gli strumenti di un adulto per reagire alla sofferenza e al malessere. E non è con il silenzio che li aiutiamo". Il divorzio dei genitori, un’amicizia finita male, un primo amore che non decolla, a volte anche solo un brutto voto a scuola... Come dice Savannah l’errore più grande è non parlarne.

pguenzi@caffe.ch
23.09.2018


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