Il dilemma della pubblicazione dell'identità dei colpevoli
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Fare o non fare il nome
tra legge e opportunità
BRENNO CANEVASCINI E NORA JARDINI CROCI TORTI


Pubblicare o non pubblicare il nome del colpevole di un reato a sfondo sessuale dopo un processo a porte chiuse? La legge non lo permette. A tutela delle vittime, si sostiene, che potrebbero essere identificate. Ma in questo modo si tutela anche il colpevole, come nota l’avvocato Nora Jardini Croci Torti nell’analisi qui sotto. Il dibattito s’è scatenato dopo il caso dell’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità accusato di molestie e violenza sessuale e condannato la scorsa settimana per coazione sessuale a una pena sospesa con la condizionale. Un dibattito dove c’è chi ha invocato la massima trasparenza, sbatti il mostro in prima pagina insomma. Per altri, invece, come l’avvocato Brenno Canevascini (vedi sotto) la tutela delle vittime è prioritaria. Anche se, spesso, e anche in questo caso è così, il nome del colpevole è di dominio pubblico sui social.


Perché no
Va difeso il diritto della personalità dei protagonisti e dei loro familiari
Il primo obiettivo è tutelare chi ha subito offese e abusi
Brenno CAnevascini, Avvocato

Il recente caso dell’ex funzionario statale condannato per coazione sessuale, di cui non è stato fatto pubblicamente il nome (ma che tutto il Ticino ormai conosce), pone una serie di questioni circa la tutela della personalità, i diritti dell’informazione e la necessaria riservatezza, soprattutto in casi di reati a sfondo sessuale. Partiamo dal fatto che il processo si è svolto a porte chiuse, deciso dal giudice per tutelare in primo luogo le vittime. Per evitare che fossero in qualche modo riconoscibili, se si fosse fatto il nome del colpevole. Questo è tipico dei reati di natura sessuale. A maggior ragione se sono coinvolti dei minori. Le vittime e i loro congiunti hanno un prioritario diritto alla tutela della personalità, così come pure i familiari del colpevole. La riservatezza non protegge il reo, ma le vittime. Rendere pubblico il nome del colpevole, che in questo caso svolgeva una funzione pubblica, avrebbe infatti reso più facile individuare le donne e aggiungere ulteriore pena.
Detto questo, non si può sistematicamente sostenere che vada sempre celato il nome del colpevole o, al contrario, reso pubblico. Ogni caso ha delle particolarità tali per cui potrebbe esserci un maggiore bisogno di protezione delle vittime. In altre situazioni potrebbe essere preminente il bisogno di rendere noto il nome colpevole. Per evitare soprattutto che possa replicare lo stesso reato in altre situazioni. È il caso, ad esempio, di un allenatore sportivo, condannato per episodi simili, che potrebbe cambiare città, contesto, e reiterare lo stesso reato in un’altra società sportiva. Non c’è il bianco e il nero.
L’importante è che la divulgazione del nome non sia fatta per soddisfare insane e morbose curiosità ma per un’utilità sociale. Altrimenti si trasforma in una gogna pubblica, una pena ulteriore non contemplata dalla sentenza anche per il colpevole. Però, visto che in Ticino ci conosciamo tutti è quasi impossibile evitare che i colpevoli di simili reati non vengano scoperti. Soprattutto se hanno una funzione pubblica. Così, il nome in questione, che non è stato reso pubblico dai giornali è stato fatto sui social. In quella terra di nessuno che sono i social media in cui ognuno è libero di divulgare quel che crede. Se non ingiuria, non lede l’onore, non offende, che gli si può dire? Che non è stato opportuno?
Comunque sia, rendere noto il nome facilita l’individuazione delle vittime: questo è l’effetto negativo della diffusione dei social e della loro totale mancanza di controllo.


Perché sì
In alcuni casi il silenzio avvantaggia soprattutto chi ha commesso il reato
Proteggendo le accusatrici si protegge pure il colpevole
Nora Jardini Croci Torti, Avvocato

In generale sono d’accordo a non rivelare il nome del colpevole, soprattutto se è per proteggere l’identità di vittime di reati che altrimenti non denuncerebbero quanto subito. D’altro canto la legge svizzera, e più in particolare il codice di procedura penale, così dice e va rispettata.Tuttavia, in alcuni casi, la tanto invocata tutela delle vittime appare più come una scusa per tutelare e proteggere il colpevole. Perché in realtà il silenzio giova anche, se non soprattutto, a chi ha commesso il crimine.
Venendo al caso specifico dell’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità, in realtà non so quanto il rispetto e la tutela delle vittime fosse così tanto giustificata dal fatto di non divulgare il nome dell’imputato. Una cosa è certa: così facendo ne ha sicuramente beneficiato pure l’autore del reato. Un reato gravissimo e vergognoso, tra l’altro venuto alla luce non dopo una segnalazione del o dei funzionari a cui le vittime avrebbero chiesto aiuto, ma soltanto grazie alla coraggiosa denuncia di queste ultime, che dopo anni dai fatti hanno trovato la forza di alzare la testa per gridare i soprusi che avevano subito. Inoltre il fatto di non sapere il nome dell’imputato ha causato ogni sorta di speculazione, almeno nei mesi prima del processo e più in generale un’insicurezza della popolazione in merito a chi fosse il colpevole, ex dipendente dello Stato. Speculazioni che sono poi ripartite a processo penale terminato per chiarire chi fossero i presunti "complici", ma questa volta facendone i nomi!
Detto ciò, più in generale, la questione delle generalità degli autori di un reato andrebbe valutata caso per caso, soppesando tutti gli interessi in gioco e soprattutto il reale bisogno di protezione delle vittime. Dipende soprattutto dal tipo di reato e da quanto conosciuta è la persona sotto processo. Anche se, quando si parla di abusi o violenze a sfondo sessuale, il nome andrebbe sempre fatto. Fosse anche solo per un effetto preventivo. Sono convinta che se alcuni nomi e cognomi si sapessero sarebbe un bene per la società. Una sorta di tutela delle eventuali potenziali vittime. Eviterebbe in molti casi ulteriore sofferenza ad altre vittime. Anche questo significa tutelare e proteggere i cittadini.
In conclusione, la questione delle generalità dell’autore non si sarebbe posta nel caso di una procedura civile. Se le vittime in questione avessero fatto una denuncia contro lo Stato per le molestie sessuali subite la procedura si sarebbe svolta in Pretura. E lì, stante il principio della pubblicità del processo, il nome dei partecipanti alla procedura viene sempre reso pubblico.
10.02.2019


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