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Fuori dal coro
Largo ai sedicenni
che dettano il futuro
ANDREA GHIRINGHELLI


Lo spazio è esiguo e non concede disamine. Ma un po’ di memoria storica può tornar utile al dibattito sul voto ai sedicenni. Quello dell’età minima è da sempre un tema ricorrente: in Ticino, dal 1803, non sono mancati gli scontri virulenti. Metto a confronto i pro e i contro di oggi, di ieri e dell’altro ieri e noto che gli argomenti si ripetono: alla ragionevolezza si affiancano paure e pregiudizi. Oggi si discute di abbassare l’età per eleggere a 16 anni. A conti fatti, a caratterizzare l’evoluzione del diritto elettorale è l’estensione dell’inclusività.
Nel nostro Cantone, nell’Ottocento, si distingueva fra cittadini attivi e passivi (i secondi potevano eleggere ma non essere eletti) e quelli che non avevano diritto di voto (tanti uomini e le donne). Tre le condizioni per i pieni diritti: l’età (che variava fra 25 e 30 anni), il titolo di patrizio e soprattutto la proprietà (il paradosso: io posseggo un asino e sono elettore, muore l’asino e non sono più elettore: chi è dunque l’elettore, io o il mio asino?). L’età minima di 25 anni escludeva dal diritto di voto padri di famiglia, medici, avvocati, maestri, militari. I contrari all’abbassamento a 20 anni anticipavano taluni argomenti che ascolto oggi: significa - dicono i contrari - affidare lo Stato all’"irriflessione", al bollore delle" passioni", alla "sventatezza" dei giovani, al pericolo di "incauti sommovimenti" degli equilibri. Il diritto dei ventenni di eleggere (ma non di essere eletti) fu imposto da noi nel 1855 perché - disse un protagonista - "per il progresso del paese vi è poco da sperare dai vecchi (che) han piena la mente di pregiudizi e di paure".
Trent’anni fa l’età fu ridotta a 18 anni e anche allora i contrari parlarono di azzardo, di impreparazione civica, di disinteresse. Sono gli argomenti che ritornano oggi: odo il deputato in carica che vuole "l’esperienza al potere" e sollecita i giovani "a studiare la civica prima di pretendere i voto" (ma perché il consiglio non vale per tanti deputati maturi e di esibita ignoranza?). Che la generazione oggi al potere non abbia dato grande prova di lungimiranza è assodato: il futuro non può essere il Pil, i profitti a tutti i costi, la crescita dissennata del consumo, la distruzione del pianeta. Sono stati i giovani, sì proprio loro, ad additarci le conseguenze delle politiche miopi. Sono stati loro, i sedicenni, a reclamare giustamente il diritto di pronunciarsi sul loro futuro: secondo logica.
20.02.2021


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