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Fuori dal coro
Prima i profitti dell'impresa
poi la tutela della persone
ANDREA GHIRINGHELLI


Si ripete che la lezione l’abbiamo imparata e che bisogna cambiare per salvare l’uomo e il pianeta. Difficile cambiare le cose se prima non cambiano le teste e l’impressione è che le teste non siano cambiate. A muovere la trasformazione dovrebbe essere la politica, ma in queste settimane appare quella di sempre, debole e asservita, promiscua, con gli interessi economici a prevalere sul bene collettivo. La decisione del parlamento elvetico di respingere l’iniziativa per multinazionali responsabili e di opporgli un controprogetto gattopardesco e inutile, è la dimostrazione che la garanzia della tutela dei diritti civili è a discrezione quando prevalgono certi interessi. Ci si rifiuta di obbligare le multinazionali con sede in Svizzera a rispettare in modo vincolante i diritti umani e il principio tanto ribadito di un’economia compatibile. È una ratifica implicita della liceità dello sfruttamento a favore di pochi: contano i dividendi. Alcuni dati accertati, non opinabili: in Perù 2000 bambini presentano intossicazioni croniche da metalli pesanti prodotti da una miniera di Glencore, con sede in Svizzera. La stessa Glencore - a suo tempo felicitata da un consigliere federale dalle idee appannate - in Congo sfrutta miniere di rame e cobalto e le terre dei dintorni non sono coltivabili perché contaminate. Attualmente, è costretta ad ammettere che la corruzione rientra fra le sue attività. Nel 2017 Syngenta esporta tonnellate di una sostanza per pesticidi, vietata in Svizzera, e provoca centinaia di avvelenamenti . Commercianti di cotone con sede in Svizzera approfittano in Burkina Faso del lavoro di 250.000 minori. E via di seguito ad illustrare come la violazione dei diritti umani sia pratica nota ma taciuta. Per farla breve: la maggioranza del Parlamento ha concluso che non si può chiedere alle imprese di rispondere alla giustizia svizzera in materia di rispetto dei diritti umani e delle norme ambientali. Sarebbe "una pericolosa sperimentazione" dice una deputata. È singolare l’idea che un progetto che salvaguarda i diritti delle genti sia ritenuto "una pericolosa sperimentazione". E allora cosa si decide? Che basta un rendiconto annuale delle imprese sull’impatto delle attività in materia di diritti umani e ambiente. Una corbelleria: ve la immaginate la multinazionale che denuncia se stessa? C’è da sperare che i cittadini pongano riparo alla pusillanimità dei politici e all’ipocrisia della politica.
04.07.2020


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