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Dopo il no al Parco
ecco nuove polemiche
GIÒ REZZONICO


Quale futuro per le Centovalli e l’Onsernone dopo il no al Parco nazionale del Locarnese? Molto difficilmente assisteremo alla presentazione di nuovi importanti progetti per lo sviluppo di queste valli. Il Parco ne aveva sostenuti oltre 150, in gran parte realizzati. I progetti pianificati per i primi 10 anni si sono invece sciolti come neve al sole, così come gli indotti. Certamente i comuni, i patriziati, l’Ente di sviluppo regionale riprenderanno la progettualità, ma difficilmente potranno avere l’efficacia che avrebbero avuto sotto il cappello del Parco. Le nuove iniziative non saranno infatti più ispirate a un concetto globale di interesse turistico, a un lavoro di coordinamento e, non da ultimo, verranno a mancare oltre 5 milioni di finanziamenti annuali, che sarebbero stati in buona parte destinati a rivitalizzare alcune zone discoste che costituiscono una delle maggiori attrazioni del Locarnese. In Valle di Blenio, dopo la bocciatura del Parc Adula, c’è ora chi si chiede chi penserà allo sviluppo della regione. E questo sta già accadendo nelle Centovalli e in Onsernone. Con quale entusiasmo chi è stato smentito dalle urne si lancerà in nuove iniziative, dopo che la sua buona fede è stata più volte messa in dubbio prima e dopo la votazione? E con quali soldi, visto che senza Parco i finanziamenti destinati a sostenere questo progetto sono svaniti? Nell’interrogazione del 18 giugno 2018 firmata Cleto Ferrari - Pamini - Pinoia si afferma: "È doveroso versare comunque a entrambe le regioni gli importi finanziari cantonali previsti nel caso di creazione del parco a Piano finanziario". Ma questo è poco probabile che avvenga perché quei finanziamenti era condizionati a un progetto globale.
E gli oppositori del Parco che fanno? Non toccherebbe eticamente a loro avanzare adesso delle proposte? Ho sempre pensato che l’opposizione al Parco fosse dettata non da una visione politica, ma dalla preoccupazione di mantenere uno stile di vita senza interferenze dall’esterno. Oggi però, vedendo che anche dopo la vittoria alle urne le polemiche proseguono, mi sorgono dei dubbi. Come spiegare affermazioni quali: "Le persone che piangono il parco sono le stesse che vanno sostituite al più presto se vogliamo dare slancio e futuro alle nostre regioni"… "Il modo di governare adottato da certe persone è superato"… "Sembra legittimo sbarazzarsi dei politici al potere … che hanno nascosto ipocritamente un puerile ed egoistico bisogno di potere dietro a ideali di libertà e bene comune". Allora mi chiedo: ma non è che alcuni oppositori, attraverso il no al Parco, volessero creare un nuovo movimento anti-sistema facendo leva sui timori della popolazione? Un sistema molto in voga di questi tempi. E non solo dalle nostre parti.
07.10.2018


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