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Fogli in libertà
Il voto degli elettori
val bene una messa
RENATO MARTINONI


Tra le frasi celebri che vengono citate c’è quella di un re che, cinquecento anni fa, scegliendo di farsi cattolico, ha esclamato: "Parigi val bene una messa". Enrico IV, ugonotto, decise infatti di convertirsi alla fede "nemica" per appoggiare il deretano sul trono di Francia, mettendo fine a una guerra sanguinosa. La battuta può essere interpretata in due modi diversi. Il primo: vale la pena di sacrificarsi, nel nome di un bene più alto e comune: la pace. La conversione del monarca calvinista non fu un semplice atto di trasformismo, ma un processo doloroso per la coscienza dell’interessato. Solo nel nome di un conflitto che finalmente poteva finire il re aveva deciso, non senza un grave dissidio interiore, di passare dall’altra parte della barricata. La seconda interpretazione: se la conquista del potere costava solo un’oretta, da trascorrere in chiesa, tanto valeva saltare il fosso. Non è forse pieno, il mondo, di nicodemiti?
Ora, a parte il fatto che oggi, di fronte alle radicalizzazioni e ai fanatismi religiosi, le due religioni, quella cattolica e quella protestante, sembrano assai meno lontane di un tempo, tanto da non dovere più scannarsi sui campi di battaglia nel nome della fede, colpisce il fatto che altri Enrichi IV stanno camminando sulle scene della contemporaneità. Il presidente americano Trump, campione olimpico di sbruffoneria e di disprezzo per chi non la pensa come lui, si presenta al mondo con una Bibbia in mano. Un simbolo sacro che più sacro non si può. Il leader leghista Salvini, e qui scendiamo di qualche robusto scalino, fa il segno della croce, due volte di seguito, davanti a una candela. Non alla luce soffusa di una cripta. Ma di fronte alle telecamere, s’intende. Né mancano i politici in prima fila che fanno la comunione, per Pasqua; che portano sulle spalle la statua del santo, per la festa patronale; che accendono un cero alla Madonna; e che vanno ad accarezzare il Bambinello che dorme nel Presepe.
Ci sarebbe da sperare che anche la voglia di potere si inchini davanti a Dio. Purtroppo c’è da temere che questo sperpero di fede altro non sia che un grossolano teatro mediatico. E che il Dio davanti a cui si prostrano con rumorosa devozione tanti politici non sia quello che, dice qualcuno, ha creato il mondo, ma quello che regge il potere, il populismo e la falsità. Nel mondo, da sempre, c’è posto per i teatranti. Non è questo il busillis. Il vero problema sta nella svalutazione della religione e dei suoi simulacri: la fede, i testi sacri, i simboli, i rituali. Che vengono trasformati in idoli vuoti. Tipo usa e getta. "Sciagura a te paese dove un fantoccio regna" si legge nella Bibbia (Qoelet). Tanti fantocci in giro. Tante sciagure in vista.
04.07.2020


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