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Le ripercussioni in Ticino dopo la partenza dell'azienda
"Il trasloco di Kering
si farà sentire presto"
MAURO SPIGNESI


Non era stata una decisione improvvisa, ma quasi. Nel maggio di due anni fa l’industria della moda in Ticino aveva subito un brusco scossone, con la decisione del Gruppo Kering, che già qualche mese prima aveva registrato un parziale ridimensionamento, di un deciso cambio di strategia. Con la scelta di dimezzare la sua presenza in Ticino. Unica alternativa per non perdere il posto di lavoro, il trasferimento nella nuova sede italiana, a Novara.
"Ma a causa della pandemia - spiega il sindacalista Ocst Giovanni Scolari, che ha seguito da vicino la vertenza - il processo di trasferimento ha subito un rallentamento. E tutto si completerà non più nel 2022, come previsto, ma l’anno dopo".
Un ridimensionamento di un polo, come quello della moda che negli anni ha visto in Ticino o la creazione di nuove aziende o il trasferimento di importanti segmenti di produzione e logistica, che avrà anche ripercussioni sul piano del fatturato e del gettito delle imposte, sia cantonali che comunali. "Non solo. Perché attorno a Kering - spiega ancora Scolari - ruotavano una serie di attività, come i trasporti o i servizi affidati ad aziende del territorio".
Kering aveva deciso di spostare buona parte dell’attività in Italia dopo una serie di vertenze con l’autorità fiscale. Ma non solo. L’azienda aveva - era stato detto - la necessità di un nuovo modello di gestione raggruppato in un solo stabilimento. Quello di Novara. Dopo una lunga trattativa sindacale, tuttavia, nell’agosto di due anni fa la dirigenza di Kering aveva raggiunto un accordo con i sindacati. In primo luogo era stato garantito il mantenimento del posto di lavoro per i residenti all’interno del gruppo in Ticino. "Non solo - sottolinea Scolari - era stato sottoscritto anche un programma sociale e d’accompagnamento importante. E devo dire che sino a oggi quel patto è stato rispettato. Anzi, in questo periodo di lavoro ridotto, l’azienda è intervenuta per garantire il cento per cento dei salari. Io spero che  alla fine qui in Ticino restino molti più lavoratori di quelli previsti nel piano di trasferimenti. Ma la mia resta una speranza".
m.sp.
20.02.2021


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