Quattro famiglie spiegano il loro budget al Caffè
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La metà degli svizzeri
non rismparmia nulla
ANDREA BERTAGNI E PATRIZIA GUENZI


Gli svizzeri risparmiamo? Sì, ma non tutti. Oltre la metà non ce la fa. Non ha infatti un’entrata mensile di 7’124 franchi, il reddito disponibile medio di un nucleo familiare formato da 2,2 persone che, come evidenzia l’indagine nazionale sul budget delle economie domestiche, pubblicata in settimana dall’Ufficio federale di statistica (Ust), permetterebbe un risparmio mensile di 1’500 franchi. Persone fortunate, che rappresentano poco più della metà di tutti i nuclei familiari. Per gli altri, il risparmio resta una chimera e per riuscire ad arrivare a fine mese senza fare debiti servono rinunce e sacrifici. Molti anziani, ad esempio, finanziano il bilancio domestico in parte con l’erosione della sostanza, perché le uscite superano le entrate. Per capire meglio come le famiglie si destreggiano concretamente con il loro budget il Caffè ne ha coinvolte quattro. Molto diverse tra loro. E per la maggior parte, la realtà raccontata non riflette i freddi dati statistici.
"Siamo al limite, altro che risparmiare", dice senza tanti giri di parole Michele Pezzali, 35 anni, carrozziere, di Cavergno, una moglie e due figlie di 7 e 5 anni. Non nasconde di dover anche, in alcuni periodi dell’anno, tirare la cinghia: "Io e mia moglie lavoriamo entrambi, a fine mese entrano 6mila franchi. Ma 1’500 se ne vanno per il mutuo, 900 per la cassa malati. Il resto ci basta appena per far fronte alle altre spese". Un’altra testimonianza di quanto sia faticoso far quadrare i conti è quella di Sonia Meier, 50 anni, madre single, fiduciaria, di Coldrerio, un figlio di 16 anni. "Per non andare in rosso con il bilancio familiare devo stare attenta - sottolinea -. Anche perché l’emergenza è sempre dietro l’angolo. E se non è stata prevista, poi sono dolori".  
Dolori che conosce molto bene Bruno Corsini, 55 anni, di Lugano, libraio, una moglie e 5 figli, tre ancora in casa. "Quando capitano le emergenze il rischio è di beccarsi un precetto esecutivo - dice -. Chi ha un lavoro indipendente come il mio, senza un’entrata fissa non ha certezze. Alcuni mesi, per pagare oltre 2mila franchi di affitto e centinaia di franchi per la cassa malati, più tutto il resto, devo davvero fare i salti mortali. E non sempre ce la faccio". Un sacrificio insomma, che anche Michele Pezzali conosce bene. "Cerchiamo di non far mancare nulla alle bimbe, noi adulti se serve siamo pronti a fare delle rinunce", dice. E sulle cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica ha qualche perplessità: "In Ticino gli stipendi sono più bassi rispetto ad altri cantoni in cui si guadagnano anche mille franchi al mese in più".
Tuttavia, l’Ust, ha considerato l’intero Paese, tutti i nuclei familiari, da quelli monoparentali a quelli con cinque-sei persone, dalle coppie di genitori alle conviventi senza figli agli over 65. E il cosiddetto reddito medio disponibile comprende la cifra totale a disposizione ogni mese. Oltre al salario e alle indennità mensili, i versamenti annuali, come la tredicesima, le rendite, le prestazioni sociali, i versamenti provenienti da altre economie domestiche, i redditi da capitale, ad esempio interessi e dividendi.  
La voce di spesa più importante è l’affitto (o l’ipoteca), le imposte, le assicurazioni sociali e la cassa malati. Ma molte altre uscite incidono sul budget: l’alimentazione, l’elettricità, il telefono, la retta per il nido o l’asilo, i trasporti, l’abbigliamento, le vacanze, il tempo libero... Alla fine non resta un granché. A meno di avere qualche aiuto extra. Come Cindy Caprara, 35 anni, di Biasca, pedagogista, un marito economista e due figli di 6 e 8 anni. "Sono molto fortunata perché ho l’aiuto dei nonni - ammette -. Oltre a risparmiare, sono tranquilla perché i bimbi sono in buone mani. Altrimenti non potrei lavorare a tempo pieno". I nonni un valore aggiunto. Certo. Quante volte s’è detto che sono un salvagente utilissimo, spesso indispensabile, per moltissime famiglie che altrimenti dovrebbero organizzarsi con tate, mamme diurne e asili e spendere un’ampia fetta dello stipendio.  
Lo studio dell’Ust entra abbastanza in dettaglio sugli oneri mensili che le famiglie devono sostenere, dalle assicurazioni all’alloggio, dal vitto alle imposte, dalla mobilità alla salute all’abbigliamento. "Abbigliamento? Non se ne parla proprio - replica Pezzali -. Le due bimbe si passano i vestiti". Cellulare vecchio e niente shopping anche per Meier "altrimenti non riuscirei a pagare l’ipoteca, 2’500 franchi ogni mese". A una cosa però non rinuncia: "Niente lusso, ho un’auto a leasing, mio figlio non frequenta un istituto privato, ma quei pochi soldi che riesco a risparmiare sono per le vacanze". Anche la famiglia Pezzali un viaggio all’anno se lo permette.  "Una sola vacanza al mare, a quella non vogliamo rinunciare". Per Corsini, invece, "l’estate scorsa sono stati i primi 15 giorni di riposo, in campeggio, dopo 4 anni".

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25.11.2018


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