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Il Diario
Generazione di cristallo
nel laboratorio del futuro
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
a un anno dall’infausto atterraggio clandestino del coronavirus alle nostre latitudini, scopriamo un po’ tutti che stiamo avvitandoci dentro spazi sempre più esigui e dai quali sarà poi difficile tirarsi fuori e riprendere a camminare la vita. Avanti di questo passo, non si riesce più nemmeno a immaginare dove arriverà la vastità della catastrofe socioeconomica. E mentre si prendono tutte le precauzioni esterne possibili per tener lontano il mutevole virus, non ci si preoccupa a sufficienza delle relazioni, dei sentimenti, degli stati d’animo, per i quali non c’è mascherina protettiva.
SE PARLIAMO di giovani, par di trovarsi davanti a una "generazione di cristallo", bella ma fragile. Lo psicologo Francesco Rasponi sostiene che "lo stress del confronto con gli altri può essere talmente alto per i ragazzi d’oggi da rendere preferibile ritirarsi dalle scene. Non solo della scuola, ma del mondo. Ci si chiude in casa". Un pericolo già esteso è quello dello sconforto, per combattere il quale è consigliato un rafforzamento delle occasioni di incontro. Una quadra problematica, visti i molti paletti che mettiamo per prudenza in aggiunta a quelli imposti.
LA SCUOLA è la prima agenzia dopo la famiglia che deve aprire futuri possibili, da vent’anni però fatica a tenere la velocità raggiunta dalle nuove tecnologie e dal mondo del lavoro. Un educatore di solida esperienza come Ivo Lizzola, docente universitario di Pedagogia sociale e scrittore, fa osservare che "la scuola deve essere un laboratorio di anticipazione e va ripensata non in rincorsa ma in avanti, come annuncio. Quando tu insegni una disciplina a scuola ne dimostri le grandi possibilità di trasformazione del mondo, non la disciplina come esercizio di misurazione o di potere".
OCCORRE AIUTARE a mettere ordine nei pensieri, a elaborare e gestire le emozioni in un periodo in cui anche queste si ritrovano più controllate, "confinate", senza la vivacità tonificante di incontri liberi e spontanei. C’è un concatenamento formativo non trascurabile partendo dai pensieri, perché questi poi diventano parole, che a loro volta si traducono in azioni, dalle quali nascono le abitudini e, come atto finale, il nostro carattere.
MENTRE ASPETTIAMO lo sfiancamento del virus perché riparta il domani, almeno una buona notizia viene da Mogno, dove costante è stato anche quest’inverno l’afflusso di visitatori alla chiesa di Botta. Forse nel fosco che attraversiamo c’è ancor più bisogno di cielo, di legami più alti per trovare la forza di reagire. A 35 anni dalla caduta della rovinosa valanga, quella chiesa della rinascita è un elemento di rifugio per lo spirito, un vaccino efficace senza alcuna certificazione contro l’incertezza e lo smarrimento.
20.02.2021


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