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Non mancano i giovani poeti ma il mercato è ristretto
Molte voci, pochi editori
e lettori da conquistare
ANDREA BERTAGNI


"Quando la poesia è ermetica, quando diventa un gioco letterario incomprensibile, il lettore si allontana e non la leggono nemmeno gli addetti ai lavori". Fabiano Alborghetti, poeta e promotore culturale, prova ad analizzare così il rapporto tra la poesia e il pubblico. Un rapporto fatto di piccoli numeri, "se un libro di versi raggiunge 100-200 lettori di buona volontà - spiega Pietro Montorfani, anche lui poeta della Svizzera italiana - è sicuramente un successo".  Ma anche un relazione da tenere in considerazione, se non si vuole emarginare un filone letterario che in Ticino non è avaro di interpreti.
"Sono molte le ragioni, tra cui un certo spirito emulatore, che hanno favorito la vitalità del genere anche tra i giovani - continua Montorfani -. Senza l’esempio di Giorgio Orelli, per portare un’esperienza personale, io forse non avrei nemmeno cominciato, chissà".
Eppure non sono molte le case editrici che scommettono sui versi. "Il mercato editoriale in Ticino è abbastanza ristretto - aggiunge Alborghetti - e per questo motivo molti autori si rivolgono  all’Italia, dove ci sono più case editrici e il mercato è più vasto. Andare in Italia non significa comunque diventare automaticamente più conosciuti".
Prima di tutto occorre, forse, lavorare sul proprio testo. "Alberto Nessi scrive come parla e non è insomma un caso che è sulla cresta dell’onda da parecchi anni - riprende Alborghetti -. Anche se il poeta scrive per se stesso bisognerebbe comunque fare uno sforzo per avvicinarsi al pubblico senza snaturare la propria interpretazione della poesia".
Solo così, detto altrimenti, l’opera in versi potrebbe incuriosire di più lettori e di conseguenza  interessare anche le case editrici. "Oggi comunque ci sono piccoli editori che fanno un gran lavoro senza scopo di lucro - sottolinea Lia Galli, poetessa - e al tempo stesso piccole edizioni che danno anche voce agli autori emergenti".
Certo, si potrebbe comunque fare di più.  "Sicuramente bisognerebbe allargare il canone - constata Montorfani - rinunciare a qualche nome noto, lo direi agli editori e agli organizzatori di eventi, puntando su chi è meno celebre. In un contesto piccolo come il nostro cambiare il giro dei soliti inviti non può che fare bene".
Montorfani ha anche le idee chiare su quelli che dovrebbero essere gli sbocchi per un poeta della Svizzera italiana. "Resta inteso che la prospettiva ideale, per ogni autore svizzero di lingua italiana, dovrebbe essere l’Italia, da dove proviene il fiume principale della nostra cultura, non solo letteraria".
Nel frattempo Galli trova interessanti le "Poetri slam". "Gare di poesia dove il pubblico vota le poesie migliori - mette in luce Galli - e gli autori hanno la possibilità di incontrarsi e interagire con i lettori". Un modo come un altro per dare visibilità a un genere da sempre considerato, a torto o a ragione, di nicchia.
an.b.
20.02.2021


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