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Non solo esposizioni, i musei si rilanciano per il futuro
Immagini articolo
In mostra l'intimità
per recuperare il pubblico
ANDREA BERTAGNI


Bisognerà riassaporare il rapporto di intimità con il pubblico per proporre esperienze più intime". Gianna Mina, direttrice della Pinacoteca Züst di Rancate, sta spendendo il tempo per riflettere. Una riflessione imposta, chiaramente. Ma che diventa anche uno stimolo per rilanciare l’attività del museo. "Stiamo pensando di ridimensionare e di diversificare la nostra offerta - spiega - in futuro non si dovrà per forza puntare sulle grandi esposizioni, ma al contrario occorrerà recuperare l’entusiasmo del pubblico scommettendo sull’approfondimento e sulla ricerca".
Una ricerca non fine a se stessa dunque. Ma finalizzata a rafforzare la vitalità dell’offerta museale. Che può passare "anche dal mettere in rete le esperienze delle realtà presenti in Ticino", precisa Mina.
Il futuro farà rima quindi con presente. "Dobbiamo adattarci alla situazione che staimo vivendo. Come? Rimettendo le nostre strutture al centro degli interessi", spiega Carole Haensler direttrice di Bellinzona Musei. "Faccio un esempio. I nostri spazi interni a Villa dei cedri non possono essere sfruttati. E allora bisogna sfruttare il parco che abbiamo attorno. Io penso così a percorsi fra arte, storia e natura. Abbiamo le sculture all’aperto, con l’ultima di Flavio Paolucci, abbiamo le piante e abbiamo un patrimonio storico come la villa. Unendo questi elementi si esce dal guscio". Un’altra idea di Haensler è quella di aprire l’arte alla città. "A Bellinzona ci sono tanti negozi vuoti. Si potrebbero portare alcune opere della nostra collezione e creare vetrined eventi. La gente potrebbe vederle da fuori e si creerebbero anche momenti di condivisione e socialità".
Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del M.a.x. museo di Chiasso, è fiduciosa e speranzosa allo stesso tempo. "Mi auguro che dopo tanti mesi di chiusura il pubblica voglia tornare nei musei a respirare la cultura. Noi ci stiamo preparando con numerose idee e iniziative". Tra queste quella di organizzare "visite guidate e di programmare eventi di approndimento e di incontro del tutto nuovi e speciali".
Perché la cultura non si è fermata. I suoi operatori hanno continuato per tutti questi mesi a riflettere, discutere, valutare. In attesa di ripartire, di rilanciarsi e rilanciare l’arte tra il pubblico e per il pubblico.
Come al museo delle culture di Lugano, dove il suo direttore Paolo Campione, che fino alla fine di marzo dirigerà anche il museo delle dogane di Gandria, non ha dubbi. "Un museo non può fare solo mostre. Se il bilancio delle attività espositive supera il 20% del bilancio c’è qualcosa che non funziona". La vera risposta, la vera crescita, secondo Campione, sta nel diventare "un’officina della cultura, in cui si erogano molti servizi - ai collezionisti, agli altri musei - e si vendono i progetti espositivi". Quasi un’azienda, dunque. Il direttore del museo delle culture non crede all’online. "I musei devono guadagnare. L’online è un controsenso. L’arte va vista e toccata. Perché la memoria deve essere concreta. Il pubblico deve insomma avere un rapporto diretto con l’arte".
abertagni@caffe.ch
06.02.2021


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