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Ecco come reagiscono musicisti e organizzatori di eventi
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Streaming, videoconcerti
tutto per qualche nota
CLEMENTE MAZZETTA


Concerti in streaming. Jam session virtuali.  Mini eventi. Si sta facendo di tutto per ricominciare ad ascoltare la musica,  gli open air, i festival in attesa di una riconquistata normalità.  Ad  esempio ci sono  app che permettono di improvvisare musica assieme. Meglio ancora,  i concerti dell’Orchestra della svizzera italiana (Osi) si possono ascoltare e vedere in videostreaming. Basta tutto questo?  La questione  sottoposta a Franco Ambrosetti, jazzista di fama internazionale, ha avuto una risposta laconica.  "Alcuni miei amici americani si collegano, suonano in jam session virtuali . Ma che tristezza! Già suonare in tv, soli davanti ad un cameraman  è triste – risponde Ambrosetti -. E dire che suonare nei grandi teatri, al Lac, dovrebbe essere già possibile senza problemi una volta definiti i  distanziamenti: solo che si ha una paura esagerata. Si temono gli assembramenti".  
Ma idee, iniziative per riportare la gente ai concerti, anche se solo in modo virtuale? "Niente sostituisce la magia della musica dal vivo. Mettiamoci il cuore in pace. Non resta che aspettare – ribatte Ambrosetti -. Dovevo tenere un concerto al Piccolo di Milano lo scorso novembre, me l’hanno spostato a febbraio e poi a novembre di quest’anno. Intanto mi esercito, provo; registrerò un nuovo disco a New York".  Anche ad Ascona la musica è la stessa: "Lo streaming per noi, per il nostro festival non funziona. Pur con i distanziamenti, i numeri d’affluenza ridotti, la musica vive dell’immediatezza fra le vie e le piazze del borgo. E poi come trasmettere 100 concerti in 10 giorni? - si domanda Guido Casparis, presidente di Jazz Ascona –. Per questo ci stiamo preparando come se si potesse fare. Alla peggio disdirremo. Sperando di non farlo perché sarebbe la seconda volta". Escluso però ogni possibile passaporto per i "vaccinati": "Sarebbe discriminante per una manifestazione sostenuta dalla città  - sostiene Casparis  - e poi come controllare le migliaia di persone che arriverebbero? Non può funzionare". Opinione condivisa da Jacky Marti, responsabile artistico di Estival Jazz: "Si può controllare chi entra in un luogo chiuso - dice Marti - ma è problematico sorvegliare l’affluenza all’aperto. Stiamo comunque lavorando: se potremo fare qualcosa, ci faremo trovare pronti.  Anche se  non è ancora certo se potremo invitare gli artisti dall’estero, l’Inghilterra è già off limits, e non sappiamo che faranno i musicisti americani: ci siamo dati tempo fine a metà aprile, poi decideremo". Anche in questo caso quasi impossibile trovare scorciatoie alternative per ricominciare con la musica, con i concerti, i festival. "Un’idea? Io ne avrei cento - ribatte invece Gabriele Censi, titolare della GC Events, che nel 2019 ha portato Bob Dylan a Locarno. - Sono pronto ad inventarmi di tutto, ma per ora sono costretto a rinviare, spostare, posticipare". Ed  elenca: "Ho rinviato il concerto di Venditti a Locarno  tre volte. Ora l’ho messo in calendario per l’8 maggio.  Ho fissato un concerto per il trio "Il volo" a Basilea a giugno… spero di farlo".  Covid permettendo.  "Basta che mi dicano come, con che distanza, con quali limitazioni si può organizzare un concerto, e io lo faccio: ci vuole una distanza di 10 metri uno dall’altro? Ok, organizzo un grande evento all’aeroporto. Ci vogliono le mascherine, bisogna disinfettarsi: bene provvediamo. Sono un creativo - conclude Censi -. Ma ditemi come, quando, stabilite delle regole fisse una volta per tutte".
cmazzetta@caffe.ch
06.02.2021


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