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Ecco perché niente alla televisione avviene per caso
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Gli "ingegneri dell'anima"
che programmano la tv
PAOLO TAGGI


Come tutti gli oggetti di successo, anche le pietre dello scandalo in televisione hanno un design. Una forma areodinamica per affrontare meglio l’aria e restare il più possibile tra i topic trend. Anche quando oltrepassa i confini di ciò che in quel momento appare il massimo del politicamente scorretto niente accade in una trasmissione televisiva (neppure il più clamoroso fuorionda) che non sia stato voluto, messo in scena dai suoi protagonisti. Presunte vittime comprese. Tanto, qualche tempo dopo dello scandalo telecomandato non ci sarà più memoria. In compenso, la vecchia linea di frontiera si sarà spostata un po’ più in là.
Vent’anni fa Piero Chiambretti lanciò un programm sulla delazione: La voce della coscienza. Mai esistito, se non come provocazione ma ha raccolto una rassegna stampa senza precedenti. Pochi anni dopo, Endemol ha lanciato l’idea di un reality game tra persone in attesa di trapianto. Ne è seguito un dibattito mondiale sul nulla.
Siamo sicuri che di quei programmi mai esistiti non sia tracimato nulla nella televisione di oggi? Rovesciamo il ragionamento: dopo poche puntate di Lascia o Raddoppia? (anni ‘50) l’unico critico televisivo di allora, Ugo Buzzolan, gridava allo scandalo per la messa alla berlina di un concorrente che mosso dal desiderio di vincere metteva in pubblico la propria ignoranza. Oggi quel programma è nella ideale Hall of Fame della tv dei rimpianti. Le provocazioni di Specchio Segreto, prima trasmissione di Candid camera in lingua italiana, erano scritte da Giorgio Arlorio, che insegnerà per trent’anni sceneggiatura del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Eppure quando sono andate in onda hanno scatenato la ribellione furiosa di quasi tutti gli intellettuali del tempo. Il politicamente corretto appartiene al mondo dei frattali: ha troppi lati per essere calcolato e definito. E un altissimo tasso di variabilità.
Un format dei primi anni 2000, che in Italia non è mai arrivato si intitolava Prejudice e metteva dei vip di fronte a dei casi di coscienza, mescolando torti e ragioni per obbligarli a trovare una risposta sincera e non quella più corretta secondo la morale comune del momento. Una volta lanciato lo slogan "Niente è come sembra" la televisione si è autoassolta preventivamente, qualunque sia la finzione che mette in scena.
Come in un episodio di Scherzi a parte, dove di solito l’agente informa la presunta vittima che finge di sorprendersi e a volte commette qualche eccesso pur di dare verità alla rappresentazione. Anche così - un episodio dopo l’altro - la tv diventa vittima di se stessa.
Nel docu The Social Dilemma, Netflix, uno degli intervistati spiega che due miliardi e settecentomila persone sono nelle condizioni del protagonista di The Truman Show. Osservati da ingegneri dell’anima, che possono entrare all’istante nell’immaginario di ogni singola persona, attraverso tag mirati, scegliendo miliardi di post quotidiani. Notizie false comprese, capaci di viaggiare sei volte più veloci delle vere. Pensate per catturare ogni singola sfumatura di sensibilità individuale.
In questo scenario, non si salvano neppure i film che fanno la morale alla tv. Il loro scopo è diventare a loro volta materia di dibattito dentro la tv stessa, in compagnia di eterni duellanti, inviati in cerca di ferite tragiche da mostrare come cicatrici perenni o segreti ad orologeria fuoriusciti dal buio in occasione dell’immancabile autobiografia.
In questo scenario che la tv inspira ed espira l’unica via d’uscita non si trova sul lato dei contenuti, ma della scrittura. Del grado di elaborazione di un’idea più che dei valori ordinati in e-commerce, che si indossano per qualche ora, poi si restituiscono senza spese di commissione.
23.01.2021


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