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Il doppio volto dellla didattica a distanza a scuola
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Quell'ambigua eredità
lasciata dal lockdown
CLEMENTE MAZZETTA E MAURO SPIGNESI


Come la società, il nostro stile di vita, anche la scuola in futuro è destinata a cambiare. E a riflettere a fondo sui segni e le cicatrici impresse da questa pandemia. Come sugli aspetti positivi, sulle lezioni che un periodo difficile come questo ci ha fatto conoscere e sperimentare. A cominciare dal fatto che dovranno essere modificati i programmi scolastici, modulati seguendo da una parte le nuove esigenze didattiche e dall’altra la svolta digitale.
"C’è un aspetto davvero interessante che lascerà in eredità alla scuola questo periodo terribile - spiega Fabio Merlini, direttore regionale dell’Istituto universitario federale per la formazione professionale, che ha insegnato filosofia della cultura ed epistemologia delle scienze umane all’Università di Losanna -. Ed è il valore dell’inclusione. Perché con le lezioni online, diventate durante la pandemia una regola inderogabile, c’è stata una accelerazione nell’implementazione di alcuni strumenti digitali come le piattaforme che consentono il dialogo a distanza. Questo ha consentito a tutti di partecipare alle lezioni, non ha tagliato fuori chi non poteva partecipare perché era distante, o perché aveva un handicap fisico o una malattia. Questo ci dice che il processo formativo non è soltanto un processo di trasmissione della conoscenza ma anche di partecipazione".
Un concetto, quest’ultimo, che tuttavia va applicato anche a un altro aspetto emerso in questo periodo. Aggiunge Merlini: "Il non poter svolgere le lezioni in maniera tradizionale, con il docente in cattedra e gli studenti in aula, ci ha fatto capire inoltre il senso profondo della presenza. E cioè che il processo formativo ha terribilmente bisogno della corporeità, cioè della capacità, dell’esperienza, delle espressioni e della gestualità che danno ritmo e accompagnano una lezione, sottolineano i passaggi importanti, la rendono viva. Creano un’atmosfera dentro la quale lo studente si immerge. Perché una cosa è assistere a una lezione online, un’altra è assistere a una lezione tradizionale".
I due modi di fare istruzione, tuttavia, non sono in contrapposizione. Perché ci sono concetti, spezzoni di materie che possono agevolmente essere insegnati con gli strumenti dell’online e altri che invece hanno bisogno appunto della corporeità. "In questo - spiega ancora Merlini - entrano in ballo le valutazioni che andranno fatte in futuro. Perché i programmi potrebbero cambiare tenendo conto appunto dell’esperienza". Bisognerà calibrare bene le proposte formative, vedere materia dopo materia cosa è possibile fare e cosa no. "Senza cedere nella tentazione - mette in guardia Fabio Merlini - di aprire le porte all’online e basta, perché anche questo sarebbe un errore. Se invece si trovasse un equilibrio, allora sì, il mondo dell’istruzione farebbe un bel passo avanti".
Perché se la vita è un teatro, la scuola al tempo del lockdown è un teatro all’ennesima potenza. Dove, con la didattica a distanza, si recita senza crederci sino in fondo, senza imparare più di quel tanto, senza incontrarsi. "Se c’è una cosa che il lockdown di quest’anno ha insegnato è che la scuola in presenza è insostituibile", sostiene Diego Erba, ex direttore della Divisione della scuola. Tornare in aula è diventata una necessità generazionale, anche per gli studenti più svogliati. Stando  ai risultati del sondaggio dell’Istituto per la valutazione esterna delle scuole secondarie (Ifes) del cantone - più di 3.200 intervistati, rigorosamente online - , docenti, allievi e genitori si sono trovati d’accordo nel sostenere che durante la scuola a distanza si è imparato molto meno. "Sia per l’interazione fra docenti e allievi, sia per l’interazione fra gli  allievi stessi, l’esperienza di quest’anno ha rafforzato il valore della scuola come istituzione insostituibile nel contesto della nostra società", aggiunge Erba.
Non che la "didattica a distanza" non funzioni. Ma non basta perché la lezione non si esaurisce nell’esposizione del contenuto, ma nel motivare, incuriosire, sollecitare, interagire, differenziare. "Non tutto viene per nuocere, ovviamente. Il lockdown ha accelerato l’insegnamento a distanza (dad) con un coinvolgimento dei docenti. Un aspetto positivo che potrà tornare utile, ma che non potrà mai sostituire la scuola in presenza. Poi, ho la sensazione che la forbice sociale si sia ampliata, nel senso che gli allievi di ceto medio-alto hanno avuto gli aiuti necessari dalla famiglia. Meno gli altri". La scuola dovrebbe ridurre le diseguaglianze sociali, "con la dad le accentua".          cmazzetta@caffe.ch
mspignesi@caffe. ch
19.12.2020


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