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I ristoratori con le cucine chiuse contro gli alberghi
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"Mangiare solo in hotel?
È una discriminazione"
ANDREA BERTAGNI E CLEMENTE MAZZETTA


Questa è una vera e propria discriminazione". Antonio Cavadini dell’osteria Luis di Seseglio, e come lui tanti suoi colleghi, non è irritato. "Di più". Perché non tutti i ristoranti sono chiusi a causa della pandemia. Per accorgersene basta passeggiare per il lungolago di Ascona, Muralto o di una qualunque località turistica ticinese. Camerieri che vanno avanti e indietro con le ordinazioni, tavoli pieni di clienti. Ma come è possibile? La risposta è in un articolo dell’ordinanza Covid aggiornata a inizio marzo. Se un albergo non ha un posto dove far mangiare i clienti, può infatti accordarsi con un ristorante. E quest’ultimo può aprire, a patto di trovarsi a breve distanza dall’hotel.
Stessi tavoli. Opportunità diverse. C’è insomma chi può e chi no. E il settore si spacca. "È una decisione illogica e insensata - riprende Cavadini -, soprattutto ora che stanno arrivando i turisti per Pasqua". Anche Ljubo Tojic, del ristorante la Conca di Chiggiogna, è irritato. "È inaccettabile - si lamenta -. Stanno arrivando moltissimi turisti, e noi non possiamo aprire. Dobbiamo solo compilare carta su carta, burocrazia inutile. Siamo davvero contrariati per questa situazione ingiusta". Il rammarico tra i ristoratori che non hanno fatto accordi con gli alberghi è grande. "Ormai siamo gli unici rimasti chiusi insieme ai musei, ai teatri e ai cinema - riprende Cavadini -. Purtroppo non abbiamo una lobby potente, mentre gli albergatori a Berna ottengono sempre quello che vogliono".
Tiziano Fasanelli, titolare del ristorante Pedemonte a Bellinzona, cade dalle nuvole. Perché non sapeva dell’eccezione.  "Mi informerò. Ma non mi sembra una gran pensata - constata -. Cosa penserà quel turista che vedrà la gente seduta ai ristoranti ma si vedrà rifiutare un posto? Mi pare sbagliato". Un altro ristoratore a Lugano preferisce invece non parlare. Ma qualcosa dice lo stesso. "Sono incavolato nero".
Ristoranti contro alberghi. Con quest’ultimi che affermano di non aver avuto alternative.  "Siccome non ho la cucina non avevo altra possibilità se non quella di convenzionarmi con un ristorante - spiega Gabor Borostyan dell’hotel garni Battello di Melide - la prima domanda dei clienti è sempre la stessa: prima di prenotare il soggiorno vogliono sapere se abbiamo un ristorante convenzionato. Me ne sono accorto sulla mia pelle, quando ancora non avevo ancora stipulato alcun accordo e mi sono arrivate delle disdette". Learco Bernasconi dell’hotel Colorado a Lugano sostiene di non voler commentare le decisioni di Berna. "Ma forse, ecco, avrei riaperto i ristoranti e lasciato chiuso per il momento i bar, dato che i primi danno lavoro a più persone e anche per il turista sono un biglietto da visita importante".
Federico Haas dell’hotel Delfino a Lugano sa dell’eccezione e sulla discriminazione dice: "Anche quando si parlava di aprire le terrazze dei ristoranti c’era chi aveva puntato il dito sulla diversità di trattamento, perché non tutti i ristoranti dispongono di sufficiente spazio all’esterno per poter lavorare in maniera redditizia. Al di là di questo, credo che questa eccezione di principio sia una buona cosa. Certo, forse nell’ordinanza non si definisce a sufficienza cosa si intende ‘per breve distanza’".
Max Perucchi direttore dell’hotel garni "La Meridiana" di Ascona, preferisce invece parlare di possibilità. E non di escamotage. Il motivo? "Si può aprire e garantire in minima parte l’attività ai ristoranti", dice, specificando che il suo albergo si è convenzionato con ristorante "il Gabbiano", a pochi metri, sulla stessa piazza. Claudio Panzeri, cuoco e titolare del Crotto dei Tigli a Balerna, spiega di essere stato contrario all’apertura delle terrazze, "mentre questa mi sembra una buona soluzione tra imprenditori dello stesso settore che si trovano nelle stesse difficoltà. Io non ho alcun accordo, perché nel Mendrisiotto non ci sono turisti in questo periodo. In questo senso sarebbe una piccola via di fuga, anche se momentanea, perché dopo Pasqua i turisti torneranno da dove sono venuti".
Solidarietà. Darsi una mano a vicenda, quando è possibile. Renato Bordogna (la sua famiglia lavora nel settore da 40 anni), titolare dell’albergo ristorante Svizzero a Capolago, vede il bicchiere mezzo pieno. "Siamo convenzionati con altre strutture - precisa - è questi accordi sono una cosa buona. A mio avviso non c’è alcuna discriminazione. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà del periodo".
L’hotel Castello-Seeschloss di Ascona, è aperto da due settimane. "I nostri clienti, rispettando le rigorose misure anticovid, possono accomodarsi tranquillamente al nostro ristorante - dice Filippo Ris -. Per Pasqua è già tutto esaurito". Tempo permettendo, potranno anche sedersi all’aperto sulla terrazza del ristorante al Lago "che è aperto esclusivamente per i nostri clienti, ma - precisa - chiuso per i passanti".
abertagni@caffe.ch
cmazzetta@caffe.ch
27.03.2021


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