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Oltre il "caso Ostinelli", etica e libertà dei medici
"La pluralità è normale"
"No viene prima la scienza"
R.C.


Esiste un confine, tra libertà di espressione e responsabilità sociale di un medico? Ovunque c’è chi invece va controcorrente. In Ticino è accaduto con il dottor Roberto Ostinelli, sanzionato dall’Ordine dei medici. Ma al di là del caso specifico, è giusto seminare dubbi sull’uso di mascherine, vaccini, trattamenti, in un periodo d’emergenza, quando invece la gente ha bisogno di chiarezza? "La comunità scientifica - osserva Alberto Bondolfi, professore emerito di etica all’Università di Ginevra - non è mai completamente unanime. È normale che ci sia una pluralità di opinioni. Persino la Fmh, la Federazione dei medici svizzeri, non era stata d’accordo con l’Accademia svizzera delle scienze mediche quando questa aveva pubblicato delle direttive sul suicidio assistito".
Più deciso il parere di Giorgio Noseda, medico e fondatore dell’Istituto di ricerche in biomedicina (Irb): "Esprimere pubblicamente opinioni e tesi contrarie alle risultanze scientifiche è inaccettabile. Se studi e ricerche dicono che la mascherina è un valido mezzo per prevenire il contagio e la diffusione del coronavirus, ecco che un medico non può sostenere pubblicamente il contrario. Altrimenti si fa solo un danno".
Secondo Alberto Chiesa, presidente dell’Associazione ticinese dei medici di famiglia, Ostinelli si sarebbe spinto un po’ oltre. "Premetto che la libera opinione anche in un campo come quello medico-sanitario, deve essere  accettata e rispettata. Non solo perché la medicina complementare olistica ha una sua ragione d’essere - spiega - ma anche perché la scienza è in continua evoluzione: le verità di oggi non sono quelle di domani e metà di quello che ci è stato insegnato all’università oggi non è più vero. Ma ho l’impressione che in questa vicenda il conflitto si sia un po’ cercato".
Il problema non è spingersi un po’ oltre. "Avesse spiegato le sue idee, senza esasperarle sui social, credo che non si sarebbe arrivati a questa sanzione - osserva Chiesa - di medici che hanno un’opinione fuori del coro ce ne sono molte. Il problema non è solo cosa si dice, ma come si dice, quando si dice. Inevitabile il conflitto in un contesto d’emergenza dove bisogna dare delle informazioni univoche e non incitare disubbidienza civile".
Secondo Noseda "un medico può promuovere la medicina cinese o l’omeopatia che, pur essendo medicine alternative, non fanno male. Viceversa, dire che ad esempio la vitamina D può aiutare contro il coronavirus significa affermare qualcosa che non è dimostrato dalla medicina". Ma la diversità di pareri è inevitabile. "Forse una volta - prosegue Bondolfi - i medici erano più legati a una mentalità di gruppo. Adesso invece questo obbligo di compattezza non è più forte".
Poi, c’è la libertà. "Il singolo medico - afferma Bondolfi - se parla a titolo personale ha tutto il diritto di esprimere le proprie perplessità. Sempre restando nei limiti, poiché se qualcuno dovesse negare l’esistenza del Covid si squalificherebbe da solo". D’altra parte opinioni controverse sono state diffuse anche dalle autorità. "In occasione della prima ondata - ricorda Bondolfi - Daniel Koch negava l’utilità della mascherina. Era una bugia e lo sapeva. Però, ecco, mi sembra che tali affermazioni da parte delle autorità siano molto più gravi di quelle di un singolo medico".
a.s./an.b./c.m
20.02.2021


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