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Aumenta il disagio sociale e le associazioni pensano che...
Chi aiuta i "nuovi" poveri
lancia un grido d'allarme
R.C.


Fra Martino Fondazione Francesco
"Invece di aiutare di più l’ente pubblico...  taglia"

"Mi aspettavo di più dall’ente pubblico". È un Fra Martino Dotta dispiaciuto quello che commenta e tocca con mano un fenomeno, quello della povertà, che si sta strutturando, "producendo una fragilità del tessuto sociale ed economico preoccupante". Se ne accorge con la sua Fondazione Francesco che offre da mangiare gratis a chiunque ne abbia bisogno a Locarno e a Lugano. "In molti per uscire dalla disoccupazione, su consiglio anche degli uffici di collocamento, hanno aperto un’attività indipendente, ma la scelta non si è rivelata azzecata - dice -. Sarebbe necessario più coordinamento nell’ambito dei servizi di cura e di assistenza alle persone, oltre che una revisione delle prestazioni sociali".  
La realtà è davanti agli occhi di tutti. La pandemia, ma non soltanto quella, ha accresciuto un fenomeno già presente. "Eppure sono rimasto sorpreso che nel Preventivo 2021 del Cantone sono stati ad esempio tagliati gli assegni di prima infanzia e integrativi. Un taglio che causerà ancora più difficoltà alle famiglie che già stanno facendo di tutto per non cadere nella spirale della povertà".
Stupore e amarezza. "Capisco che è difficile coordinare a livello di ente pubblico l’emergenza - fa presente il frate - ma davvero non è solo responsabilità della pandemia se sempre più persone vivono nella precarietà. In Gran Consiglio ad esempio le priorità sembrano sempre essere altre". Intanto, la distrubuzione di pasti gratis aumenta sempre più.
an.b.


René Leu Comunità Emmaus
"Questo è solo l’inizio tra un anno sarà peggio"

"Quello che stiamo vedendo è solo l’inizio. Tra un anno sarà peggio". René Leu, direttore della Comunità Emmaus Ticino (movimento globale di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, che in Ticino, tra le altre cose, accoglie persone in difficoltà e serve pasti) non è ottimista. "Il problema del disagio e della precarietà economica e sociale negli strati più fragili della popolazione si accentuerà nei prossimi mesi". Il motivo? "In questo momento molte persone possono ancora beneficiare di aiuti, come ad esempio il lavoro ridotto. Non appena questi sostegni si esauriranno i nodi arriveranno al pettine e sarà in quel momento che vedremo davvero tutte le conseguenze negative causate dalla pandemia".
"I mezzi finanziari in mano agli enti pubblici ci sono ma bisogna usarli. Tanto più quando si agisce ad ampio spettro, obbligano molte imprese a chiudere per combattere l’emergenza sanitaria senza calcolare che certe spese fissano continuano a esistere".
Adesso invece di vivere si sopravvive. "Anche noi, anche la nostra Comunità si trova in forte difficoltà - ammette Leu - noi per primi, noi che aiutiamo abbiamo bisogno di aiuti. Perché non riceviamo alcun sostegno dall’ente pubblico". La crisi ha dunque avuto effetti negativi sulla stessa Comunità Emmaus, che oggi vive in una situazione di incertezza. "Vedremo, se riusciremo a superare questa fase delicata - constasta il direttore -  forse sì, potremmo farcela. Me lo auguro".
an.b.


Marco Fantoni Caritas Ticino
"Hanno prosciugato i risparmi e ora non riescono a ripartire"

“Il virus ha fatto emergere un disagio sociale che già era presente nel territorio”, spiega Marco Fantoni, direttore di Caritas Ticino. Un disagio che ha bisogno di risposte immediate. “Dal nostro osservatorio - continua - vediamo persone di ogni estrazione, gente che con i risparmi sarebbe riuscita a far fronte a una emergenza. Ma che dopo mesi non ha più nulla e ha bisogno di un contributo per pagare la cassa malattia, l’affitto o ha bisogno dei buoni per fare la spesa. Ci sono poi anche piccoli imprenditori che non hanno avuto subito i soldi dallo Stato e in prima battuta sono stati costretti a chiedere aiuto”.
“Per ora i pilastri, gli ammortizzatori sociali messi in campo dallo Stato anche in maniera massiccia hanno funzionato. Ma - avverte Fantoni - bisogna vedere alla lunga cosa accadrà. Le vittime di questa situazione fanno parte di tante categorie, anche se poi noi diciamo che la maggior povertà si vede nell’esclusione dalla vita sociale, nella solitudine”. Caritas spera che dopo gli aiuti finanziari lo Stato riesca a innescare un processo per far girare nuovamente l’economia. “Bisogna aiutare gli imprenditori a produrre e creare posti di lavoro. Va bene lo stato sociale, ma serve anche una economia inclusiva che tenga conto di tutti, della donna licenziata come del cinquantenne che ha perso il lavoro. A loro vanno date risposte certe. Perché la lotta alla povertà si fa mettendo al centro la persona, il prezioso capitale di un’impresa”.
m.sp.


Donato di Blasi Casa Astra
"Servono imprese sociali per chi è finito ai margini"

Loro fragilità la toccano con mano da tempo. E chiedere a Donato Di Blasi, direttore di Casa Astra (centro di prima accoglienza), se è cresciuto il disagio sociale è come chiedere al medico di un ospedale se sono aumentati i malati. "Però è chiaro - spiega Di Blasi - che da un anno a questa parte la situazione non è migliorata. Qui da noi arrivano persone con esperienze diverse, che hanno bisogno di una struttura provvisoria per assestarsi e ripartire". Alcuni ci riescono. Casa Astra, Casa Martini e casa Marta (in costruzione), vanno a colmare quelle falle che lascia aperto lo stato sociale, casi particolari che non sempre la legge contempla.
"Ciò che noi notiamo - afferma Di Blasi - è che oggi più che mai è necessario sviluppare il settore delle imprese sociali. Naturalmente tenendo conto che il Ticino è una piccola realtà. Ma le imprese sociali possono essere gli strumenti ideali dove inserire chi è in difficoltà, ma vanno pensate e gestite a livello imprenditoriale e non assistenziale. Devono cioè essere vere e proprie aziende, attente ai conti, capaci di offrire salari dignitosi e garantire ai propri dipendenti una solidità che gli consenta di guardare al futuro con fiducia".  Questo sistema andrebbe a sgravare la pressione sullo Stato, in termini di disoccupazione e assistenza. "Spesso le persone che finiscono ai margini - conclude Di Blasi - hanno bisogno d’essere stimolate, di sentirsi parte di un progetto. E un’impresa di questo genere potrebbe essere per loro l’ideale".
m.sp.
20.02.2021


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