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Quattro vicende sullo sfondo di una crisi sociale
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"Improvvisamente il buio...
e il telefono non squilla più"
R.C.


È una questione di equilibrio. Tot entrate, tot uscite. E se queste non cambiano va tutto bene. Ma quando le entrate, per una ragione o per l’altra, si assottigliano salta tutto. Lo sa molto bene Abuzer, ex disoccupato che 5 anni fa ha messo in piedi un’azienda di pulizie. "Andava abbastanza bene, riuscivo a lavorare e a mantenermi dignitosamente - spiega -. Ora, con gli uffici chiusi, chi fa il mio lavoro s’è trovato con il telefono muto. Nessuno mi chiama. Tutto è fermo. Ma le fatture sono lì, aspettano di essere pagate".
Far fronte alle spese che un’economia domestica impone non è facile quando le entrate diminuiscono. Anche per Ali Ben Sumen, che gestisce un negozio dell’usato a Losone, la situazione è difficile. "Non dormo la notte quando penso ai bollettini e ai costi che dovrei affrontare - dice -. Dovrei, perché i soldi non li ho per pagare le fatture. E così, è tutta la mia famiglia a soffrire. Ci sono dei giorni in cui mi sento disperato". Sino ad oggi Sumen ce l’ha fatta da solo. Non ha ricevuto aiuti statali, anche se ha fatto la richiesta. "Ho compilato tutti i formulari e sto aspettando - spiega -. Ma nel frattempo come faccio a pagare l’affitto del negozio? Se e quando arriverà il sostegno finanziario statale potrò saldare gli ultimi due affitti, ma poi? Poi, come riuscirò ad andare avanti, a campare?".
Se lo chiede anche Maria Micillo, che gestisce una pizzeria a Lugano. "Gli aiuti promessi non sono ancora arrivati - dice - e la situazione sta diventando insostenibile. Non soltanto dal punto di vista finanziario, ma anche psicologico". Difficile tenere duro. Difficile avere pazienza. Anche Abuzer l’ha persa da un po’. "Questa pandemia ha rovinato la salute psichica di tante persone. Lo sento in giro, molti sono disperati, sono sfiniti, non sanno più dove sbattere la testa".
Non solo. Chi ha un’attività come Micillo non ha neanche una reale prospettiva davanti a sè. "Ad aprile i ristoranti potranno riaprire? - si chiede -. Ho tante spese, fatture che si sono accumulate. Ma se non lavoro non incasso, non ho liquidità e quindi non posso pagare". E i debiti si accumulano. Lo spettro del fallimento si fa sempre più concreto. "Sono con l’acqua alla gola, non so più dove girarmi - riprende Sumen -. Tra l’altro anche lo scorso anno mi sono trovato in questa identica situazione. Ma alla fine, anche se in ritardo, i soldi dello Stato sono arrivati. Il bis davvero pensavo di risparmiarmelo. Quest’anno spero di farcela di nuovo con le mie forze e con gli aiuti quando arriveranno. Ma ogni giorno che passa mi rendo conto che sarà durissimo resistere".
Resistere. È questa la parola d’ordine per chi vive una situazione di disagio. Sperando in tempi migliori, sperando negli aiuti, sperando che tutto prima o poi torni alla "normalità". "Con tutte queste politiche - osserva Micillo - stanno spingendo me e tutti quelli che hanno un esercizio pubblico verso la povertà". Un’indigenza reale, palpabile, che si protrae giorno dopo giorno. E rende difficile affrontare il presente.
Men che meno il futuro. "Mio figlio fa l’apprendista e non posso certo chiedergli dei soldi", aggiunge Abuzer. Deve invece chiedere aiuto ai figli A.S., pensionata e vedova. "Ho lavorato tutta la vita, dovrei avere un’esistenza serena e invece mi ritrovo a chiedere soldi ai miei figli. Eppure viviamo in uno dei Paesi più ricchi al mondo!".
Che fare? "Andare in assistenza non ci penso proprio. Nessuna intenzione di pesare sulle spalle dello Stato. Anche se è lo Stato ad avermi imposto la chiusura forzata". Già, Micillo un lavoro ce l’ha. Anzi, ce l’aveva... "A questo punto temo il peggio - dice - non sono pessimista ma lo sono diventata. Se ripenso a tutti i sacrifici fatti negli ultimi anni per cercare di avere una clientela, per riuscire a portare avanti un’attività, mi viene il magone...".
r.c.
20.02.2021


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