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Pandemia sotto controllo sebbene la fine sia lontana
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I contagi vanno giù
ma la paura resta
PATRIZIA GUENZI


A un anno esatto, era il 25 febbraio 2020, dal primo caso di contagio da Covid registrato in Svizzera, segnalato in Ticino, la Confederazione così come tutti i Paesi del mondo ha affrontato un vero e proprio percorso i guerra. Una drammatica escalation di contagi che come uno tsunami si è abbattuto su tutti, indistintamente. E morti, tanti morti. Oggi, a dodici mesi dall’inizio di quella che s’è rivelata essere una pandemia - l’ultima, quella storica, la Spagnola, è stata fra il 1918 e il 1920 -, la situazione è sotto controllo. Esperienza sanitaria, igiene e misure di contenimento hanno ovviamente contribuito. Anche se in molti dicono sia la calma prima della tempesta.
Vero è che da settimane i numeri sono stabili. In Svizzera tra i 1.200 e i 1.300 casi al giorno. Venerdì, ultimo dato a livello nazionale, 1021. Anche i decessi sono in diminuzione, sebbene faccia sempre impressione assistere alla conta quotidiana. In Ticino questa settimana i contagi sono sempre restati al di sotto dei cinquanta al giorno, 49 ieri, sabato, e l’ultimo decesso risale allo scorso martedì.
Sul fronte dei ricoveri nessuna emergenza. Per ora. Gli esperti avvertono infatti che basta un niente affinché da un giorno all’altro si possano presentare al pronto soccorso decine di persone che necessitano di un ricovero. Ragione questa che impone alle autorità di continuare con le misure di contenimento. Berna, infatti, in settimana ha allargato di poco le maglie delle riaperture. Ristoranti e bar dovranno ancora attendere. Intanto, l’associazione di categoria ticinese ha chiesto al governo di fare pressione a Berna, affinché la stagione possa possibilmente ripartire dal 15 marzo, per non perdere la Pasqua.
Ma a fare particolare paura sono le varianti, risultate più contagiose del virus "originale". Finora sono state rilevate circa 7.320 infezioni dovute a forme mutate del virus. E i numeri globali resi noti dall’università americana Johns Hopkins spaventano: il numero di contagi nel mondo da inizio pandemia ha superato i 110 milioni, 2,43 milioni i decessi. In termini assoluti il Paese più colpito restano gli Stati Uniti, seguono l’India e il Brasile.
Sin da subito si è cercato di capire l’origine del virus. Ora, tra le specie in osservazione degli investigatori dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in missione a Wuhan, ci sono anche il coniglio e il tasso-furetto. Pure queste due specie sono tra quelle vendute come alimenti nel mercato cinese in cui sono emersi molti dei primi casi. Per il momento, comunque, va detto che si tratta solo di una delle tante ipotesi che in questi mesi si sono susseguite.
Tornando alle varianti, che hanno allarmato il mondo intero - nessun Paese può chiamarsi fuori, il virus non si ferma alla dogana - sono soprattutto quella inglese, sudafricana e brasiliana a preoccupare. Quest’ultima sembra essere particolarmente cattiva perché molto più contagiosa delle altre. Tanto che molti governi stanno valutando l’ipotesi di una nuova ulteriore stretta. E ciò che spaventa è che queste varianti sembrano riuscire a colpire anche i bambini. Da qui l’importanza di testare il più velocemente possibile le varianti in circolazione per  sapere con precisione di che mutazione si tratta. Gli esperti spiegano che di varianti ce ne sono tantissime, alcune presentano mutazioni minime, altre, invece, più importanti come nel caso di quella inglese. In estrema sintesi, una variante è un virus che commette errori per sopravvivere. Detto in modo ancora più semplice, più tempo il virus resta in un organismo, più tempo ha per studiarlo e intanto modificarsi per restarci dentro più a lungo possibile".
Come uscirne? Con la profilassi. Facendo in fretta! Sperando che, come spieghiamo qui sotto, a Berna arrivino finalmente le dosi ordinate che permetteranno di riprendere a pieno regime le vaccinazioni. All’appello mancano ancora molti over da "pungere".
p.g.
20.02.2021


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