L'Associazione degli inquilini sul fenomeno dello "sfitto"
'Serve una soluzione
per il ceto medio basso'
MAURO SPIGNESI


tabile, in qualche caso in lieve aumento, ma non in Ticino dove rispetto a ottobre, a novembre c’è stato un aumento. Un piccolo aumento, appena lo 0.6 per cento, una tendenza che tuttavia è stemperata se si osserva il dato su base annua, dove invece la contrazione è dello 0.8 per cento. Secondo il portale di annunci immobiliari Homegate.ch, l’andamento del costo degli affitti in Ticino ha seguito questa evoluzione. Una evoluzione dove Lugano fa accezione perché mostra una complessiva stabilità (con un indice a 91,7 punti) negli ultimi mesi, ma un calo se si confronta il dato con il 2015.
Ma davvero c’è stato un ribasso degli affitti? "Noi questa indicazione non l’abbiamo notata e se è in corso non è significativa, almeno questa è l’impressione che cogliamo dai nostri associati", spiega Adriano Venuti, presidente dell’Associazione svizzera degli inquilini (Asi), sezione Ticino. "Quello che invece notiamo è che la maggior parte delle case mantengono prezzi elevati, spesso al di fuori della portata delle famiglie, soprattutto oggi in cui il mercato del lavoro e la qualità dei salari peggiorano".
Eppure se si vanno a cercare le offerte, ormai buona parte veicolate dai siti immobiliari online, si nota una certa vivacità nelle proposte. Come si nota che appena c’è un’occasione, un buon alloggio a costi accessibili, attorno a 1’200-1’500 franchi, l’annuncio resta in "vetrina" soltanto pochi giorni. Molte offerte, tuttavia, arrivano dalle zone periferiche, dal sud al nord. Molto meno dalle aree residenziali delle città dove ci sono soprattutto case nuove. "Ma il problema - spiega ancora Venuti - è che i proprietari delle case recenti preferiscono lasciarle vuote tre-quattro anni prima di trovare un inquilino. Tanto per loro cambia poco, visto che grandi alternative agli investimenti con i tassi negativi non ce ne sono. E allora occorre trovare soluzioni per le famiglie del ceto medio e basso".
La proposta secondo l’Associazione inquilini è quella di costruire alloggi a pigione moderata o comunque con affitti bassi. Il problema è che già oggi si viaggia verso 6.000, a fine anno forse 7.000 abitazioni vuote. E allora? "Noi siamo per gli investimenti di pubblica utilità - spiega ancora Adriano Venuti - è vero che costruire ancora in questo momento sembra un sacrilegio. E su questo si può discutere ma è altrettanto vero che manca quella fetta di mercato che serve per una fascia di popolazione". Secondo Venuti, tuttavia, un’alternativa potrebbero essere le ristrutturazioni. "Ma è l’ente pubblico che dovrebbe acquistare vecchi stabili e sistemarli con tecnologie moderne e sostenibili". O magari questa operazione la potrebbero fare i privati. "A un patto però - conclude il presidente dell’Asi -: che poi vengano affittati con criteri onesti".
mspignesi@caffe.ch
08.12.2019


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