L'analisi
Un traguardo sociale
ma ancora non per tutti
LORETTA NAPOLEONI


La tredicesima esiste in molti Paesi. Germania ed Austria hanno i Weihnachtsgeld, che tradotto significa  "soldi di Natale". Le Filippine e Singapore raddoppiano il salario di dicembre nella busta paga ed in Brasile e Messico esiste l’Aguinaldo, un bonus pagato prima di Natale. Nei Paesi anglosassoni, invece, la tredicesima non esiste. Il bonus di Natale è facoltativo e si riferisce sempre alle prestazioni del lavoratore durante l’anno ed a quelle dell’impresa per cui lavora. Non è dunque un diritto ma un premio.
In tutti i casi, comunque, con la tredicesima lo stato intende dare un aiuto ai lavoratori per finanziarie le spese natalizie anche se in alcuni casi il mese addizionale di stipendio va a coprire spese inaspettate o finanzia una vacanza. L’importante è che quel denaro venga speso ed entri in circolazione nell’economia e così facendo le dia una spinta. Sotto questo punto di vista la tredicesima è forse l’incentivo migliore al consumo in un’economia che da questo in fondo dipende. Psicologicamente è più facile spendere il tredicesimo salario in consumi, anche non necessari, che farlo con le altre mensilità, allocate per le spese fisse come l’affitto, il mutuo, il bollo della macchina o la scuola dei figli. In quest’ottica se lo stato davvero volesse immettere nel sistema del denaro per far ripartire i consumi e, conseguentemente, incentivare l’economia, l’idea di una tredicesima maggiorata una tantum potrebbe funzionare meglio di qualsiasi altra misura. Di certo nessuno la contesterebbe.
La tredicesima appartiene alle conquiste sociali dei lavoratori che si sono sviluppate in particolare nel dopoguerra. La cosiddetta gratifica natalizia, ad esempio in Italia venne introdotta inizialmente nel 1937 ed era una mensilità aggiuntiva che veniva erogata all’inizio del periodo natalizio agli impiegati del settore industriale. Non era concepita per tutti i lavoratori, ed infatti ne erano esclusi gli operai. In Svizzera invece la tredicesima viene inserita progressivamente nei diversi contratti di categoria. E anche quelli che non la prevedono pian piano la introducono. Come è capitato, ad esempio, per le professioni legate al turismo. Inizialmente più che un diritto per il lavoratore la tredicesima era dunque un privilegio concesso ad una specifica categoria. E questo non soltanto nella Confederazione. In molti Paesi è diventato un diritto acquisito dopo molti anni. Tornando, nuovamente all’Italia soltanto nel 1960 e dopo aspre stagioni di lotte sindacali e manifestazioni di piazza è stato ottenuto il decreto presidenziale con il quale si concedeva la tredicesima a tutti i lavoratori, non solo a quelli dell’industria.
Oggi, i criteri di calcolo della tredicesima un po’ ovunque sono specificati nel dettaglio dai contratti di lavoro di ogni settore produttivo. In generale l’importo della tredicesima è pari a una mensilità se il lavoratore ha lavorato per un anno intero o in proporzione (dodicesimi) per ogni mese di lavoro prestato nell’anno solare. Per quanto riguarda i pensionati, la tredicesima Avs è diventata un cavallo di battaglia di diversi partiti e recentemente l’Unione sindacale svizzera ha lanciato un’iniziativa popolare per introdurla. Un po’ come avviene in altri Paesi, dove spesso la tredicesima è calcolata in base al numero dei pagamenti erogati nei confronti del diretto interessato nel corso dell’anno. A chi è in pensione, in alcuni Paesi, spesso viene anche aggiunto un bonus.
01.12.2019


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