La figlia dell'ex dittatore uzbeko e i ricchi appalti
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L'allegra vita di Gulnara
con villa e soldi  Ginevra
FEDERICO FRANCHINI


Una trentina di conti bancari in Svizzera su cui sono transitati centinaia di milioni di franchi. Cassette di sicurezze, denaro contante, gioielli e auto di lusso, oltre ad una villa a Cologny, villaggio dei nababbi alle porte di Ginevra. Non si è fatta mancare niente Gulnara Karimova, 46 anni, figlia del defunto ex dittatore uzbeko Islom Karimov, ex star della pop music locale, oggi finita in disgrazia in patria. Anche se l’inchiesta svizzera nei suoi confronti è ancora aperta, la recente condanna dell’ex marito Rustam Madumarov per riciclaggio e falsità in documenti da parte del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) mette in luce l’operato di quella che gli inquirenti federali hanno definito una "banda organizzata". Una struttura chiamata "l’Ufficio" i cui comandi erano nelle mani della stessa Karimova e il cui scopo era il riciclaggio delle mazzette ottenute in cambio di appalti. Dal decreto d’accusa che condanna Madumarov emergono diversi dettagli di una delle inchieste più complesse condotte dalla Procura federale. Un’inchiesta che ha portato, di recente, alla ricusazione del procuratore incaricato Lamon, per un contestato viaggio in Uzbekistan, e che vede ancora cinque persone sotto indagine.
Dal documento giudiziario che il Caffè ha potuto consultare emerge l’esistenza di una struttura creata per ricevere illegalmente somme ingenti da parte di società straniere, attive soprattutto nell’ambito delle telecomunicazioni, per entrare nel mercato uzbeko. Denaro per oltre 800 milioni di franchi che veniva in seguito riciclato dall’"Ufficio" all’estero, in particolare in Svizzera. Il meccanismo di riciclaggio si basava su numerose società offshore designate con nome in codice. Società apparentemente controllate da perfetti sconosciuti, ma la cui beneficiaria finale occulta era la figlia dell’ex presidente. Venivano poi studiate strategie e varianti per permettere di giustificare i versamenti dei fondi da una società all’altra. In Svizzera, Rustam Madumarov è stato attivo tra il 2004 e il 2013 aprendo conti bancari a nome di società volte a frammentare i trasferimenti e a intralciare l’identificazione dell’origine e della destinazione reale dei fondi. Ha anche firmato documenti bancari falsi con l’obiettivo di dissimulare la reale proprietaria dei fondi, ossia Gulnara Karimova. Circa 130 milioni di franchi da lui controllati sono stati definitivamente confiscati dall’Mpc in vista della restituzione allo Stato uzbeko. Altri 570 milioni sono tuttora bloccati dalle autorità svizzere in attesa dello sviluppo delle indagini.
In Svizzera sono stati aperti una trentina di conti bancari tra il 2004 e il 2012 a nome degli indagati o di società a loro riconducibili. La principale banca coinvolta è la Lombard Odier di Ginevra che, proprio per questa vicenda, è a sua volta sotto inchiesta penale da parte della Procura federale. Presso la banca ginevrina sono anche state noleggiate otto cassette di sicurezza. Qui sono stati sequestrati gioielli per svariati milioni di franchi, oltre a 7 milioni di dollari cash nascosti in scatole di biscotti. Nel decreto d’accusa viene anche menzionato l’acquisto, nel 2008, di una villa a Cologny per 17 milioni di franchi garantiti da una banca lettone.
Tra le altre attività criminali dell’"Ufficio", l’Mpc indica anche il matrimonio tra la Karimova e Madumarov. In coppia dal 2002 i due si sposano nel novembre del 2008, ma divorziano un mese dopo: secondo il contratto di divorzio il marito avrebbe dovuto versare 98 milioni alla moglie. Il contratto è stato poi utilizzato da presentare alle banche per giustificare l’uscita di denaro in favore della Karimova. Tutto falso, insomma. A parte i soldi che per ora restano bloccati in Svizzera e attorno al cui destino continua la battaglia giudiziaria.
07.07.2019


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