La singolare storia del Salvator Mundi oggi sul Mar Rosso
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Il mistero del Da Vinci
che vale 450 milioni
GUIDO OLIMPIO


Il Salvator Mundi è il quadro dei misteri. L’opera, attribuita a Leonardo da Vinci, è al centro di intrighi, supposizioni, teorie. Tutte affascinanti e in parte alimentate dal valore del dipinto, venduto all’asta, nel 2017, per la cifra record di 450.3 milioni di dollari. A comprarlo il principe Bandar, nel ruolo di acquirente-mediatore: ha staccato l’assegno - è la tesi accettata - per conto di Mohammed bin Salman, alias Mbs, l’erede al trono saudita chiamato spesso in causa per mosse impulsive e atteggiamenti brutali, come l’ordine di uccidere l’oppositore Jamal Khashoggi, fatto sparire a Istanbul. Un giovane ambizioso Mbs, convinto di aver una missione da portare avanti: quella di riformare l’Arabia secondo criteri tutti suoi, usando qualsiasi mezzo. Un piano dove anche l’arte può avere un ruolo.
Dopo la vendita il Salvator Mundi è scomparso, suscitando molte preoccupazioni da parte degli esperti. Si pensava, perché c’erano state indicazioni in questo senso, che il quadro sarebbe stato esposto al Louvre di Abu Dhabi, il bellissimo museo creato nel Golfo con la collaborazione di Parigi. Gli sceicchi hanno pagato per poter utilizzare il "marchio", quindi hanno fatto costruire una struttura affascinante, in riva al mare, che ha accolto molti reperti importanti per mostrare l’evoluzione, parallela, delle civiltà. E all’interno di uno dei padiglioni avrebbe dovuto essere "appeso", nel settembre del 2018, il dipinto. Solo che le cose sono andate diversamente e non è chiaro il motivo.
La data è passata senza che il "tesoro" leonardesco riapparisse. Un giallo accompagnato da molte voci. C’era chi ha ipotizzato che il quadro fosse stato donato da Mohammed all’emiro di Abu Dhabi, suo amico ed alleato. Anzi, secondo alcuni, il vero mentore del saudita. Una coppia di ferro impegnata a trasformare la regione, decisa a contrastare l’Iran sciita e pronta a cambiare il volto di uno scacchiere importante dove scorrono - per ora - fiumi di petrolio. Giochi politici locali intrecciati con strategie globali dove ogni potenza, dalla Russia agli Usa, ha in mano non poche pedine.
Con l’avvicinarsi delle cerimonie in onore di Leonardo è nata l’idea che il "Salvator Mundi" potesse essere portato, per qualche periodo, a Parigi. Ma era più che altro un’ipotesi o forse un modo per costringere i "proprietari" a uscire allo scoperto rivelando dove fosse finito il dipinto. Poi, pochi giorni, fa l’ennesima rivelazione. L’opera si troverebbe a bordo dello yacht di Mohammed, il Serene, vascello da 500 milioni di dollari. Lusso su lusso, anche se ritenuto non proprio la soluzione ideale per custodire una gemma così preziosa. Troppi i rischi, hanno sottolineato degli studiosi dell’arte.
Una ricerca via web, su uno dei siti che permettono di tracciare qualsiasi nave, ha localizzato l’unità nel Mar Rosso. A questo dettaglio se ne è aggiunto un secondo: la collocazione è temporanea, in futuro sarà spostato in un’area turistica che i sauditi stanno sviluppando ad al Ula. Nei loro progetti c’è la volontà di trasformare il sito archeologico in una sorta di nuova Petra, la fantastica città giordana che attira visitatori da tutto il mondo. Vedremo se sarà così. Sarebbe un peccato che il "Salvator Mundi", definito la versione religiosa della Gioconda, rimanga nascosto ancora a lungo.
07.07.2019


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