Il parere di ospedali e cliniche sulla qualità delle cure
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"Pazienti più esigenti
ma si può migliorare"
PATRIZIA GUENZI


Il grado di soddisfazione è sempre la differenza tra aspettative e vissuto. E dalla mia esperienza emerge che il paziente ticinese ha aspettative alte, è piuttosto esigente insomma. Ciò non toglie che margini di miglioramento ve ne siano sempre". Così Christian Camponovo, direttore della clinica Luganese Moncucco sui risultati pubblicati dal sito quel-hopital (vedi articolo principale). Un impegno a dare di più che sottoscrive pure l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). "Il nostro sforzo - dice Adriana De Giorgi, responsabile del servizio qualità e sicurezza dell’Eoc - deve comunque sempre tendere al miglioramento generale dell’offerta. C’è tanto da lavorare in questo senso".
Pazienti ticinesi più pretenziosi dunque. "È emerso anche nel corso di altre ricerche - riprende Camponovo -. Ad esempio un’attesa di trenta minuti al pronto soccorso in Ticino viene considerata esagerata. Inoltre, potrebbe pure esserci una questione culturale, forse il personale è meno attento o meno sensibile ad alcuni aspetti che il paziente giudica importanti. Ripeto, un potenziale di miglioramento c’è".
Tuttavia, avverte De Giorgi, "questi dati vanno presi con le pinze. Letti con la dovuta accortezza perché sono estremamente semplificati". In sostanza, stilare una sorta di graduatoria di ospedali e cliniche presenta sempre dei grossi limiti. Seppur sia d’impatto l’utilizzo delle stelline con cui vengono classificati. "Una valutazione tipo Tripadvisor - osserva De Giorgi -. Da una parte, potremmo dire, ci sono i ‘bravi’ e dall’altra i ‘meno bravi’. Ma non è così. Non è questa la lettura corretta". Eppure sono delle classifiche sulla base di indicatori seri, come quelli dell’Associazione nazionale per lo sviluppo della qualità in ospedali e cliniche (Anq) e dell’Ufficio di statistica federale. "Ma il risultato è riduttivo, quello che dimostrano è in buona sostanza una realtà parziale, non completa", insiste De Giorgi. E il rischio è che siano in un certo senso fuorvianti. "Va pure considerato, almeno nel nostro caso - riprende Camponovo -, il rapporto qualità prezzo. Un rapporto positivo che, forse, incide in qualche modo sul grado di soddisfazione percepito dai pazienti". No comment, invece, da parte della dottoressa Daniela Soldati, della clinica Santa Chiara di Locarno che ha preferito non esprimersi.
"La semplice individuazione di un singolo indicatore è spesso non sufficiente - riprende De Giorgi -. Anche il numero di casi è importante. Ovviamente più sono numerosi è più il risultato sarà affidabile". D’altro canto, che la statistica presenti qualche limite lo ammettono pure gli autori. "Non tutti i pazienti rispondono alle inchieste sulla soddisfazione - spiegano -. Dei tassi  bassi di risposte inducono una certa perplessità: impossibile sapere se chi si è astenuto avrebbe risposto in maniera diversa".

pguenzi@caffe.ch
09.06.2019


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