Viaggio attraverso le piccole realtà commerciali del Ticino
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I negozi di paese
che lottano per vivere
ANDREA BERTAGNI, ANDREA STERN


Senza passione e aiuti non si va da nessuna parte. Al massimo si sopravvive. Da Biasca a Vacallo, da Gorduno a Contra i negozi di paese boccheggiano. Anche se sono luoghi di ritrovo importanti. Per la popolazione. Ma soprattutto per gli anziani che non usano l’auto e preferiscono il contatto umano. "Se non fosse per il Comune e la società di ginnastica non riusciremmo a tenere aperto - dice con una punta d’amarezza Igor Fieni del negozio d’alimentari La Veranda di Vacallo - ecco perché non vedo un gran futuro". Il motivo? Quando muore un anziano il negozietto di paese già ne risente. Anche perché i giovani non si fermano. "La valle di Muggio - afferma Angelo Schmid della Dispensa di Caneggio - per fortuna si sta lentamente ripopolando ma manca comunque la sensibilità giusta, bisogna far capire quanto sono preziose le risorse locali". Piero Centurrino della macelleria Cereghetti di Castel San Pietro, che vende anche generi alimentari, è contento anche se tiene duro. "I grandi magazzini non mi danno fastidio - sottolinea - è l’Italia a essere troppo vicina e concorrenziale: io scommetto sulla qualità dei prodotti". A Tremona Ul neguziett c’è da 90 anni. Un traguardo che Heidi Betschart festeggia con il sorriso. "Ogni giorno è una lotta - spiega - ma andiamo avanti. A differenza di quello che si può pensare i negozietti come il nostro sono a buon mercato e offrono soprattutto prodotti locali".
Luigi Moro aveva uno spaccio a Cadro prima di prendere il negozio di Canobbio. " I clienti vanno coccolati - è la sua ricetta - da noi possono parlare e informarsi su ciò che acquistano: ecco perché secondo me ci sarà un futuro". Giorgio Marangoz è arrivato in Ticino dalla Turchia nel 1989. Da autista si è riciclato negoziante a Comano. "Finché riesco a pagare le fatture vado avanti - spiega - faccio davvero del mio meglio ma l’arrivo dei discount tedeschi ci ha tagliato le gambe: ora proviamo a vendere anche un po’ di gastronomia ma è dura". Stesso discorso a Sessa, in Malcantone. "Per fortuna ci sono i turisti, in estate lavoriamo molto con loro - dice Rita Ferregutti - Invece la gente del posto va nei supermercati o in Italia: su 700 abitanti qui ne vengono regolarmente solo una cinquantina". A fatica va avanti anche Angela Rocca a Breno. "Il Comune non ci aiuta, gli amministratori dicono che non vogliono creare precedenti. Per fortuna uno zoccolo duro di clienti c’è, non siamo solo un negozio ma anche un luogo di aggregazione".
Anche a Biasca ci vuole passione. "Non bisogna avere troppe pretese - osserva Annalisa Bettoli dell’alimentari Michel Blotti - così come non si deve pensare che si fanno chissà quali guadagni: forse la concorrenza dei discounts tedeschi è avvertita di più dai grandi magazzini svizzeri, per quel che ci riguarda cerchiamo di tenere i prezzi bassi". Adriana Trevisan ha aperto cinque anni fa a Prosito, vicino a Lodrino ed è soddisfatta, anche se..."Anche se mi aspetterei più clientela del paese, visto che ho aperto soprattutto per loro, invece sono conosciuta quasi di più a Lugano". Vero è che il Comune dà una mano. "Noi facciamo diverse iniziative per attirare clienti - spiega Christopher Haug nel negozio e macelleria a Riva San Vitale - perché gli anziani vengono abitualmente mentre per i giovani servono i social".
Più a Sud, a Gnosca,per cercare di catturare qualche cliente Carlo Stroppini si è spostato dal nucleo alla strada cantonale e ha puntato forte sulla gastronomia. "Entrare nel mio negozio significa scoprire che dietro a ogni prodotto c’è una ricerca, una spiegazione - rileva - il contatto umano non è solo con i clienti, ma anche con i nostri piccoli produttori: ecco perché chi ha un ruolo sociale come noi dovrebbe essere aiutato di più dallo Stato, magari con degli incentivi". A testimoniare il flo diretto con la comunità è anche la Bottega del paes di Gorduno, che in un cassetto sotto il bancone ha ancora il "libretto", dove vengono segnati gli acquisti messi in conto pagati con la pensione. "Siamo qua da quasi 100 anni - spiega Domizia Lionetti -, non dico che siamo un’istituzione, ma quasi. Il futuro è tutto da scrivere".
Col fiato alla gola si arriva a sera anche ai Monti sopra Locarno. "Per fortuna lavoriamo con i turisti - ammette Melania Gigliotta - i ticinesi che abitano qui lavorano altrove e fanno la spesa sulla strada del ritorno a casa". Anche a Contra, alla Bottega del paese, gli ospiti stranieri sono una manna."Senza di loro saremmo morti - confessa Alfio Franscella - ma la situazione peggiora comunque di anno in anno, anche perché siamo molto legati alle condizioni meteorologiche". A Locarno le cose non vanno meglio. "Il nostro è probabilmente il negozio più vecchio del Ticino, 1913, ma  siamo agli sgoccioli - dice Piero Suini - Ho 70 anni, dopo di me non c’è nessuno, le mie figlie fanno altro e comunque non consiglierei loro di fare come me".

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