Alberto Montorfani della Svit e i rischi per la pevidenza
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"Gli interessi negativi
surriscaldano i mercati"
MAURO SPIGNESI


Gli investimenti massicci nell’immobiliare negli ultimi anni sono l’effetto e non la causa del surriscaldamento del mercato. Un effetto che ha portato alla stretta creditizia che penalizza soprattutto le famiglie. Lo spiega Alberto Montorfani, segretario di Svit Ticino, l’associazione che raggruppa i fiduciari immobiliari. "La causa - dice Montorfani - sono gli interessi negativi che il sistema bancario impone. Questo ha costretto tanti enti del primo e del secondo pilastro a puntare sull’immobiliare. Una scelta che, per lo stesso motivo, hanno fatto anche casse malattia, fondazioni, fondi quotati o non quotati, che hanno necessità di articolare i propri investimenti". Dunque, per evitare di lasciare capitali fermi e pagare interessi negativi, come impone la Banca nazionale, nel mercato dell’edilizia si sono riversati miliardi.
Secondo la Finma, l’autorità di controllo del mercato finanziario, "un surriscaldamento del settore degli immobili può essere prevenuto in modo efficace solo attraverso adeguamenti mirati". Da qui la stretta. "La situazione - aggiunge Montorfani - è diventata davvero complicata. Perché da una parte l’immigrazione ha subito una frenata e dunque oggi c’è meno domanda di abitazioni, inoltre le famiglie fanno sempre più fatica a ottenere una ipoteca perché le banche hanno alzato l’asticella del capitale proprio per l’anticipo".
Per gli investitori l’immobiliare è ormai praticamente l’unica fonte di reddito. "È una industria, non più una opportunità. D’altronde chi ha capitali, cosa deve fare? Le casse pensioni se lasciano i soldi nelle banche ci perdono. Nell’immobiliare, almeno sulla carta, potrebbero ottenere una redditività media attorno al 3 o 4%. Ma se la situazione continuerà ad essere questa, se si continuerà a costruire così tanto ci vorranno anni prima che il mercato riesca ad assorbire tutta l’offerta di case. E questo avrà inevitabilmente riflessi anche sul fronte della previdenza. Perché già oggi i tassi di conversione sono sempre più ridotti e domani, con la frenata dei redditi legati agli investimenti immobiliari, potranno esserci notevoli contraccolpi. Saranno dunque guai per chi va in pensione". Le prospettive, insomma, non sono affatto buone.
"Fra l’altro le domande di costruzione - aggiunge Alberto Montorfani - attualmente sotto esame sono centinaia, dunque non si vede la fine di questa spinta". Il problema è che molti impresari edili hanno acquistato i terreni, ottenuto le licenze e firmato le ipoteche con le banche tempo fa. Oggi devono necessariamente aprire i cantieri e sperare di poter poi vendere le costruzioni. "Una delle alternative - aggiunge ancora Montorfani - erano le ristrutturazioni. Ma per effettuare i lavori serve tempo e dunque i proprietari, specie se casse pensioni o investitori istituzionali, devono calcolare mesi e mesi di mancato guadagno. Poi non è detto che un appartamento una volta ristrutturato possa essere subito messo a reddito perché con tutto lo sfitto che c’è gli inquilini hanno grandi possibilità di scelta".

m.sp.
14.04.2019


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