Le stragi silenziose che colpiscono poliziotti e scolaresche
Gli attentati in Cina
oscurati dalla censura
GUIDO OLIMPIO


Un uomo al volante di una vettura travolge numerosi passanti: sette le persone uccise, altre ferite. Interviene la polizia e uccide il guidatore. Questo è avvenuto a Zaoyang, nella provincia di Hubei, in Cina. Attacco in apparenza senza alcun movente politico. Valutazione complicata dall’atteggiamento delle autorità che su storie come questa mettono il tappo della censura, spargono nebbia.
La strage, purtroppo, non è l’unica nel gigante d’Asia. Fin dai primi anni 2000 si sono verificati attentati con l’uso di sistemi "semplici", dal camion all’auto sulla folla, dai coltelli alle accette. In Cina le leggi sulle armi sono severe, dunque il criminale deve trovare il suo metodo.
Le vittime sono agenti, studenti di ogni età, normali cittadini. A colpirli - sempre in base agli scarni dati ufficiali - degli estremisti musulmani appartenenti alla minoranza degli uighuri, ma anche elementi definiti "anti sociali". Oppure dipendenti che avevano perso il lavoro, alle prese con debiti, contenziosi legali, dispute tra le pareti di casa. Di nuovo sono informazioni emerse dalle ricostruzioni ufficiali, inverificabili in un ciclo aumentato negli ultimi tempi.
In novembre "un disoccupato squilibrato" ha falciato una scolaresca - 5 i morti e 19 feriti - sorpresa sulle strisce pedonali. Secondo la polizia l’uomo aveva scelto il target a caso dopo una lite familiare. Qualche giorno nuovo attentato in un villaggio del Sichuan (sud-ovest), sette pedoni spazzati via e uccisi.
Ma andando oltre le reali motivazioni e gli esecutori è evidente come la Cina - insieme agli Stati Uniti - sia segnata da azioni violente che coinvolgono un gran numero di persone. Un terrorismo spesso di natura personale, un mondo dove il "vendicatore" punisce il prossimo prendendo di mira un gran numero di persone.
24.03.2019


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