Le candidate al governo chiedono una vera parità
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"Maschi fateci spazio
è ora di cambiare"
CLEMENTE MAZZETTA E ANDREA STERN


Uomo/donna: stessi diritti. Un’uguaglianza scritta nella Costituzione federale dal 14 giugno 1981, che garantisce la parità di trattamento e obbliga le autorità ad eliminare ogni discriminazione. "Ma questa parità è solo sulla carta", commenta Cristina Maderni, candidata al Consiglio di Stato per il Plrt. "Non sono bastati 38 anni per mettere in atto questo principio - aggiunge Laura Riget, del Ps -. È ora di dare un’accellerata". Per questo, riprende Maderni, "sta anche a noi donne accettare le sfide, accettare di essere coinvolte".
Per la terza puntata del dossier sulla parità tra uomo e donna, il Caffè ha interpellato le 16 candidate al governo. Tutte vogliono lottare concretamente per un’effettiva parità. Perché, ricordiamolo, il Consiglio di Stato è oggi un monopolio maschile. E nella storia ticinese si contano solo tre rappresentanti femminili in governo, Marina Masoni, Patrizia Pesenti e Laura Sadis. Attorno a loro solo uomini. Che fare per correggere questo disequilibrio? Promuovere l’uguaglianza con interventi diretti e di politica sociale? Con le quote rosa, o con misure concrete di conciliabilità famiglia/lavoro? Fare come l’Islanda che dal 2018 ha una legge che punisce le discriminazioni salariali fra uomo e donna? Ma c’è un altro tema che s’accompagna a quello dell’uguaglianza sul posto di lavoro, ed è quello del rispetto della donna. Partito con il movimento femminista "Me too" negli Usa che si è trasformata in una denuncia mondiale contro gli abusi che troppe donne subiscono in silenzio. Molestie che - aggiunge Samantha Bourgoin, dei Verdi - avvengono a diversi livelli, in modo trasversale. Che fare? "Solo denunciando, solo avendo il coraggio di dare l’esempio spezzeremo questa catena, scoraggeremo i molestatori". E la parità? "La parità non è ancora stata raggiunta - dice Claudia Crivelli Barella, dei Verdi -. Ma dobbiamo volerla tutti, uomini e donne. Solo così avremo una società e un mondo migliore". Dev’essere una conquista sociale, senza paletti artificiali, aggiunge Roberta Soldati, candidata Udc: "No alle quote rosa: sono svilenti per le donne. Ci vogliono piuttosto delle agevolazioni".
Angelica Lepori, candidata Mps-Pop-Indipendenti, sottolinea che le disparità salariali sono aumentate:  "Anche per il lavoro domestico non c’è un’equa distribuzione. Ma per conquistare la parità l’unico modo è riattivare il movimento delle donne". Un’idea fatta propria dal neonato movimento "Più donne", che presenta una lista esclusivamente femminile. "Ci lanciamo - spiega Maura Mossi Nembrini - perché siamo convinte che siamo noi donne a dover farci coraggio e uscire dalla collocazione in cui si cerca di inserirci. Non dobbiamo avere paura di esporci e rivendicare i nostri diritti". Tamara Merlo, candidata sulla medesima lista, sostiene che "per arrivare a un’effettiva parità bisogna partire dall’educazione. Bisogna combattere gli stereotipi secondo cui certi compiti sono prerogativa maschile e altri femminile".
Anche Lea Ferrari, giovane candidata del Partito comunista, osserva che "per raggiungere la parità ci vuole un cambiamento culturale della società che è sottilmente maschilista". Simona Arigoni, lista Mps-Pop-Indipendenti, ricorda che "in altre parti del mondo, per esempio in Nuova Zelanda, il diritto al voto alle donne è stato concesso un secolo prima che da noi".
Il resto del mondo, o meglio la Scandinavia, viene indicato come esempio positivo anche da Amalia Mirante, candidata del Ps. "Se vogliamo la parità - dice - basta seguire il loro esempio". Mentre sul purtroppo sempreverde tema delle molestie sessuali Mirante invita a "non trasformare le vittime in carnefici, come purtroppo spesso accade". Chi denuncia abusi "deve sempre essere preso sul serio, sostenuto e protetto - aggiunge -. Altrimenti rischia di essere due volte vittima".
Ascolto e protezione, dunque, ma anche tolleranza zero. "Chi commette atti di violenza - osserva Tamara Merlo di Più donne - deve essere punito severamente. In questi casi la clemenza dei giudici non fa altro che rendere più deboli le vittime". La candidata ppd Alessandra Zumthor sottolinea inoltre che "una maggiore presenza di donne ai cosiddetti piani alti permetterebbe di meglio combattere il problema delle molestie". Poiché, riconosce, "è vero che ci sono tanti uomini in gamba, ma una donna capisce al volo la gravità di certi atti. Se riceve una denuncia di abusi, non la prende sottogamba". Una donna ai "piani alti", inoltre, porta quell’energia femminile che può contribuire al successo di un’azienda. "È sempre unendo visioni diverse che si ottengono le soluzioni migliori - evidenzia Jennifer Martinel di Più donne -. Questo vale nel mondo economico, ma anche nelle istituzioni. È chiaro a tutti che in Ticino è necessario un cambiamento. Per questo è fondamentale che le donne vi contribuiscano attivamente, non solo sostenendo i mariti da dietro le quinte".

cmazzetta@caffe.ch
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(3. fine / Le precedenti puntate  sono state pubblicate  domenica 27 gennaio  e domenica 3 febbraio)
10.02.2019


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