Confronto sulla trasformazioni del mondo del lavoro
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Se il tragitto casa-ditta
è "tempo da retribuire"
CLEMENTE MAZZETTA


E se il tempo che ci si impiega per arrivare in azienda fosse considerato tempo di lavoro, e ovviamente in una qualche misura retribuito? &softReturn;Un desiderio che va per la maggiore per i 9 dipendenti su 10 che secondo la statistica svizzera sono pendolari. Che si spostano da un comune all’altro, da un cantone all’altro per recarsi al lavoro, sfogliando i dossier, lavorando al computer, preparandosi per il lavoro che troveranno in azienda. Non è propriamente telelavoro, ma gli si avvicina. In media in Svizzera, i pendolari percorrono 15 km per recarsi al lavoro, un tragitto che richiede circa mezz’ora per essere coperto. Ma la retribuzione del percorso extra lavoro - che non è prevista da nessuna legge -  difficilmente sarà presa in considerazione dai datori di lavoro. I quali, come ad esempio Alberto Siccardi fondatore della Medacta, un’azienda di prodotti sanitari, consigliano e promuovono il car pooling, il trasporto condiviso ai loro dipendenti. Con il car pooling si può dimezzarne l’uso,  i consumi e i costi individuali.  Potrebbe essere un risultato importante se si pensa che dei quattro milioni di residenti in Svizzera che si spostano dal loro domicilio per raggiungere il luogo di lavoro, più della metà utilizza l’auto. Estremamente significativo in Ticino, vista la mobilità quasi individuale dei 65 mila frontalieri.

c.m.


È stato grazie al car pooling che si sono risolti i problemi
Alberto Siccardi
Imprenditore, fondatore della Medacta

Prendo atto di questa ennesima statistica che registra  in Svizzera un aumento di pendolari.  Mi rendo conto che passare otto ore al lavoro, più due sul tragitto casa-lavoro-casa, possa essere faticoso e possa essere considerato un disagio anche psicologico. Resta poco tempo per sé, per la famiglia, per il tempo libero.
Ma pensare di considerare questo tempo come tempo lavorativo mi pare un’idea a dir poco balzana. Fuori dal mondo, anche perché se un dipendente per recarsi al lavoro e poi tornare a casa impiega in totale dodici ore (8 2 2) in ogni caso "lavora" troppo. Anche chi viene da Milano impiega al massimo un’ora per venire e un’ora per ritornare. Se è in macchina non può lavorare. Se è in treno non può lavorare bene anche perché è lontano dall’Azienda. Non vorrei che si pensasse che il tempo di percorrenza sia dedotto dal tempo ufficiale di lavoro, che diventerebbe troppo corto.
Però posso tranquillamente dire che il problema non esiste per i ticinesi e  per i lavoratori residenti: abitano a due passi. Esiste invece per gli italiani che arrivano dalla Lombardia, anche da Milano. Però gli italiani che hanno bisogno di lavorare non fanno problemi sul tempo che ci impiegano per arrivare al posto di lavoro.  
La questione  non è, e non può essere, una preoccupazione del datore di lavoro. Come imprenditore, al momento dell’assunzione, posso interessarmi su quanto tempo ci impiega per arrivare da noi. Al limite, posso entrare nel merito, se un lavoratore mi chiede una retribuzione più alta per il disagio che comporta la trasferta da casa sua al posto di lavoro. Ma isi tratta di una contrattazione fra il lavoratore e il datore.  Se necessito della sua professionalità e se a entrambi conviene se ne può discutere. Ma non sto a pagargli il tempo di percorrenza, né lo considero tempo di lavoro. A volte l’impiegato si trasferisce in Ticino, visto il salario sufficientemente alto.
Quello che invece abbiamo fatto come azienda, assieme a molte altre, per agevolare il trasporto  dei nostri dipendenti è stata quella di incentivare, raccomandare il car pooling (condivisione dell’auto).  Una iniziativa che la Medacta ha avviato più di 4 anni fa e che ha dato risultati estremamente positivi sotto tutti gli aspetti: meno traffico, meno costi individuali, meno posteggi, maggior socializzazione fra i dipendenti.  Abbiamo garantito come azienda un servizio di trasporto a casa in caso di emergenza e abbiamo avuto una grande rispondenza.  Attualmente  abbiamo 3,1 dipendenti  per auto. Più che dimezzate le auto fuori dell’azienda, ridotto l’inquinamento, ridotti anche i costi sopportati dai nostri dipendenti per recarsi al lavoro. Questa mi sembra un’azione ragionevole.


Una proposta interessante  ma incontrerà forti resistenze
Paolo Locatelli
Sindacalista segretario del’Ocst

Posso comprendere le ragioni per cui i pendolari svizzeri, stando ad un sondaggio svolto da Comparis, sarebbero favorevoli al fatto che il tempo impiegato per recarsi sul posto venga conteggiato come lavorativo. E in una qualche misura retribuito. Può essere una questione da affrontare in futuro visto che trovare il lavoro sottocasa è sempre meno dato per scontato. E di contro il tempo del tragitto casa lavoro si allunga sempre di più.  È però un tema non pressante in Ticino, dove il pendolarismo interno è meno forte che in altre regioni della Svizzera.  
Ma prima di dare una risposta, occorre vedere come è considerata la questione da un punto di vista legislativo. Laa legge sul lavoro stabilisce che è "tempo di lavoro" il tempo per il quale il lavoratore rimane a disposizione del datore di lavoro. Punto e basta. Il primo spostamento, il tragitto casa-azienda  di un dipendente, non è invece considerato tempo di lavoro.
Ci sono però dei settori, penso all’edilizia, dove il luogo di lavoro non è quasi mai quello dove ha sede l’azienda. Basta pensare ai muratori. Per questo nei contratti di lavoro di questo settore si stabilisce  che il tempo di trasferta, dalla ditta al cantiere  che eccede la mezz’ora, è considerato tempo di lavoro. E quindi retribuito.
Analogamente negli altri settori è conteggiato il tempo di percorrenza dalla sede aziendale per trasferte, missioni, spostamenti. Ma prima bisogna arrivare sul posto.
Per il futuro, se guardiamo a come si sta evolvendo il mercato del lavoro, se prendiamo atto alle nuove forme di occupazione, la situazione potrebbe cambiare.
Cominciamo a vedere  che molti dipendenti, soprattutto se usano il treno per spostarsi, utilizzano il computer  e  lavorano durante il tragitto. Stiamo cioè entrando nella fascia del cosiddetto telelavoro, nel lavoro da casa. Che è un fenomeno in crescita  ma non ancora ben regolamentato. Soprattutto in Ticino non è ancora un settore consolidato. In prospettiva, se si osservano certe realtà  dove negli agglomerati urbani per recarsi al lavoro ci si impiega anche un’ora, se si pensa che in America vanno a lavorare con l’aereo, se si considera che anche il datore di lavoro ha la necessità di ottimizzare il tempo di lavoro ed evitare che il lavoratore arrivi stanco in azienda,  questo tema potrebbe essere d’attualità.  Proporlo adesso è prematuro. Immagino anche le forti resistenze dei datori di lavoro. Dell’onere che dovrebbero assumersi.  Si tratterebbe comunque di pensare ad una modifica della legge sul lavoro. Cosa non così semplice da fare e con scarse possibilità di riuscita. Questo è il quadro legale che dobbiamo aver presente, da cui partire per considerare le nuove esigenze dei lavoratori e del mercato del lavoro.
10.02.2019


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