I dettagli dell'inchiesta sull'arresto di un imprenditore
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Indagini e sequestri
tra il Ticino e l'Angola
FEDERICO FRANCHINI


Per anni Jean-Claude Bastos ha navigato nell’oro. Tramite la società di Zugo Quantum Global, l’imprenditore svizzero, con un passato in Ticino, ha gestito il fondo sovrano dell’Angola. Miliardi di attivi, di uno Stato tanto ricco di greggio quanto povero e corrotto, affidatigli da un amico: Filomeno Dos Santos, fino a poco fa capo del fondo sovrano nonché figlio dell’ex presidente José Eduardo Dos Santos, al potere dal 1979 al 2017. Ma ora, con il cambio di regime a Luanda,  l’impero Bastos è sempre più sotto burrasca. Una vera e propria tempesta, scoppiata un anno fa con Paradise Papers. L’inchiesta giornalistica portò alla ribalta internazionale l’uomo, già condannato in Svizzera per reati finanziari. Le carte hanno infatti svelato il modo con cui l’imprenditore si era riempito le tasche del denaro angolano: milioni di petrodollari che venivano investiti in progetti in cui lo stesso Bastos aveva interessi privati e che, in parte, atterravano sotto forma di dividendi a Lugano, su un conto Bsi.
Da allora l’uomo d’affari, già residente a Melano, è finito nel mirino di varie autorità penali e del fisco svizzero. La ricchezza costruita sulle spalle del povero Stato africano sarebbe insomma sfuggita anche all’erario elvetico. Profitti illeciti per 54,2 milioni di franchi: a tanto ammontano i presunti reati fiscali imputatigli dall’Amministrazione federale delle contribuzioni (Afc) secondo quanto appurato dal Caffè.
L’inchiesta fiscale speciale è scattata a maggio, dopo il via libera dato da Ueli Maurer. Perquisizioni hanno avuto luogo anche in Ticino dove Quantum ha una sua società. Sempre dal Ticino è partito un ricorso con il quale i figli dell’imprenditore hanno chiesto di togliere il sequestro su due immobili. Un ricorso respinto dal Tribunale penale federale, la cui recente sentenza consente di ricostruire quanto reclamato dal fisco. Il sospetto è che Bastos non abbia dichiarato parte dei propri redditi, facendoli confluire all’estero, a Cipro e alle Seychelles, verso altre società del gruppo e da lui stesso controllate. Le autorità gli hanno così sequestrato vari beni: conti bancari, azioni, veicoli, una barca e persino un velivolo. Bloccati anche i due immobili ceduti ai figli nel 2011. Per l’Afc non può essere escluso che i lavori di miglioria sugli stabili, per un totale 285’000 franchi, siano stati pagati grazie a un’economia di imposte del padre. Considerati l’ammontare e la particolarità delle indagini, i giudici hanno deciso che il sequestro va mantenuto.
Ma i palazzi non sono che l’ultimo dei problemi. Il 25 settembre, con l’amico Filomeno Dos Santos, Jean-Claude Bastos è stato arrestato a Luanda. Il cambio di regime si è abbattuto così sui due uomini considerati intoccabili. La Quantum non gestisce ormai più il fondo e da Zugo si mormora che la società è confrontata ad un fuggi fuggi generale. Contattato dal Caffè un portavoce denuncia “il tentativo dei nuovi amministratori del fondo di ricorrere, tramite il sistema giudiziario angolano, a intimidazioni, coercizione e abuso dei diritti umani per rescindere i contratti stipulati tra il fondo e Quantum”. Su questa vicenda, sui possibili delitti compiuti ai danni del fondo angolano, indaga anche la procura svizzera. Circa 210 i milioni bloccati dal Ministero pubblico della Confederazione.
16.12.2018


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