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Radiografia sullo stato di salute della Confederazione
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La Svizzera sta bene?
Beve meno, fa sport ma...
PATRIZIA GUENZI


La Svizzera sta bene. Almeno così crede. Dice di fare più movimento, di consumare un po’ meno alcolici, di mangiare più verdura e frutta, di non fumare troppo e di avere un girovita stabile. Eppure diabete e ipertensione sono in aumento. Emerge dalla sesta "Indagine sulla salute in Svizzera 2017", che dal 1992 l’Ufficio federale di statistica realizza ogni cinque anni. Un’autovalutazione dello stato psicofisico della popolazione over 15 anni, costantemente aggiornata e che consente di pianificare eventuali strategie politiche e definire provvedimenti nel settore della prevenzione e della promozione della salute. E anche di capire meglio quali sono lo stile di vita e i comportamenti: dal ricorso alle prestazioni dei servizi sanitari ai rapporti sociali, dalle condizioni lavorative a quelle abitative, dalla fiducia nella capacità di avere una certa padronanza della vita alla situazione assicurativa (casse malati, complementari, franchigia).
L’85% della popolazione ha dichiarato di godere di buona-molto buona salute; la maggior parte dice di essersi sentita sempre o per la maggior parte del tempo "calma e serena" o "felice" nelle quattro settimane precedenti l’indagine e solo il 4% considera  malmessa, mediamente o molto, la propria salute. L’autovalutazione è da sempre un buon indicatore dello stato di salute generale, sia a livello del singolo individuo che dell’intera popolazione, dicono gli esperti. Anche se, ad esempio per il diabete, patologia subdola e silenziosa, sono migliaia le  persone che non sanno di avere troppo zucchero nel sangue. Il tasso dei consumatori quotidiani di alcolici è sceso dal 20 all’11%. Ma attenzione: tendenzialmente si beve meno, è vero, ma quando lo si fa la quantità è maggiore. E il "binge drinking" (consumare quantità smodate di alcol ogni tanto) è ampiamente diffuso in particolare tra i giovani e gli adulti fino a 34 anni.
Quanto al tabacco, dopo una flessione tra il 1997 e il 2007 negli ultimi dieci anni la quota dei fumatori è rimasta stabile al 27%. La percentuale maggiore è tra gli uomini tra i 15 e i 44 anni. E ancora. Aumenta il tasso di chi fa attività fisica e mangia più sano. Dal 2002, gli "sportivi" sono saliti dal 62 al 76%, in particolare le donne, e gli inattivi sono calati dal 18 all’8%. Scesa anche la frequenza del consumo di carne rispetto al 1992. Mentre il tasso di chi è in sovrappeso o obeso è rimasto fermo al 2012 (42%), sebbene rispetto al 1992 la percentuale di questi ultimi sia raddoppiata dal 5 all’11%. Nota dolente anche riguardo alcune patologie. Soprattutto nei maschi over 55 è aumentato il tasso degli ipertesi, dai 45 anni in su anche quello di chi soffre di diabete. Le consultazioni di medici generici o specialisti sono un poco aumentate.
Sono tanti e complessi i fattori che influiscono sullo stato di salute, alcuni ancora sconosciuti, come osserva nella pagina accanto il dottor Gian Antonio Romano. Tra questi, alcuni sono però certi: la struttura demografica, il livello di istruzione, il reddito e l’integrazione sociale, le condizioni di lavoro e di vita, l’ambiente naturale, l’atteggiamento nei confronti della salute, le abitudini culturali, l’accesso all’assistenza sanitaria e la predisposizione genetica. Fattori che interagiscono tra loro e sono in vari modi interconnessi allo stato di salute di una persona. L’età e il sesso, ma anche lo status sociale incidono sulle scelte comportamentali: fare attività fisica, curare l’alimentazione... Interessante notare che chi ha fatto solo la scuola dell’obbligo dichiara di stare "mediamente" o "molto" male, con una frequenza nettamente maggiore rispetto a chi è più istruito.

pguenzi@caffe.ch
25.11.2018


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